BLOG

Scomunica a Biden! Tormentone cattolico infinito

Giornalista e saggista
President-elect Joe Biden pauses to smile as listens to media questions at The Queen theater, Tuesday, Nov. 10, 2020, in Wilmington, Del. (AP Photo/Carolyn Kaster)
President-elect Joe Biden pauses to smile as listens to media questions at The Queen theater, Tuesday, Nov. 10, 2020, in Wilmington, Del. (AP Photo/Carolyn Kaster)

A una parte dei vescovi Usa, il presidente “cattolico” Biden non va giù. Non perché sia cattolico ma perché appartiene al partito democratico Usa. Dunque abortista o, come si dice da quelle parti, ovvero pro choice, cioè a favore della scelta delle donne. Se invece fosse stato cattolico e repubblicano andava benissimo perché pro life cioè contro l’aborto. Poco conta tutto il resto e cioè che tipo di politica economica, sociale, sanitaria, venga messa in atto; poco importa se voglia limitare la vendita e la diffusione delle armi. Tutto il resto non conta. Per l’approccio conservatore, il tema dell’aborto riassume tutto ed esclude tutto il resto.

Quindi, riassumendo, negli ultimi giorni è intervenuto di nuovo l’arcivescovo di San Francisco, Salvatore Cordileone, con una lettera in cui sottolinea la più tradizionale dottrina cattolica: i sostenitori dell’aborto devono venire esclusi dalla comunione, tanto più se il loro è un sostegno pubblico esplicito, come nel caso di un politico.  A dirla tutta quella di Cordileone non è una lettera ma un vero e proprio documento di 17 pagine diviso in 4 parti: un approccio medico-scientifico all’aborto, una riflessione filosofica e teologica sul tema della “cooperazione formale al male”, un esame dei criteri per dare la comunione, una conclusione sul ruolo dei cattolici nella vita pubblica.

Il tormentone è davvero infinito  ma questa volta i toni sono più aspri e qualcosa si sta muovendo. L’ala più conservatrice dei vescovi Usa preme per un documento ufficiale. Le grandi manovre sono cominciate a novembre, immediatamente dopo l’elezione di Biden e resi evidenti dalla dichiarazione del presidente dei vescovi che il 20 gennaio, insediamento di Biden, elencava i temi di disaccordo, raccogliendo le critiche di molti altri vescovi, come ho documentato sul nostro giornale cartaceo.

A novembre scorso l’assemblea della Conferenza episcopale aveva approvato la costituzione di un gruppo di lavoro sul rapporto con il nuovo presidente. Ora abbiamo saputo che il gruppo ha terminato la sua riflessione ed ha proposto alla Commissione per la Fede della Conferenza episcopale Usa di studiare e pubblicare un documento sulla questione della comunione ai politici che non seguono la dottrina cattolica, cioè Biden.

Il nodo è molto stringente e i vescovi più ostili al campo democratico citano non solo il Magistero ma soprattutto una lettera del cardinale Ratzinger del 2004 in cui, tra l’altro, leggiamo: “Non tutte le questioni morali hanno lo stesso peso morale dell’aborto e dell’eutanasia. Ad esempio, se un cattolico fosse in contrasto con il Santo Padre sull’applicazione della pena capitale o sulla decisione di fare la guerra, non sarebbe per questo considerato indegno di presentarsi per ricevere la Santa Comunione. Mentre la Chiesa esorta le autorità civili a cercare la pace, non la guerra, e ad esercitare discrezione e misericordia nell’imporre la punizione ai criminali, può ancora essere consentito imbracciare le armi per respingere un aggressore o ricorrere alla pena capitale. Può esserci una legittima diversità di opinioni anche tra i cattolici sul fare la guerra e applicare la pena di morte, ma non per quanto riguarda l’aborto e l’eutanasia”.  Detto crudamente: i morti non sono tutti uguali!

Dunque è indiscutibile che una parte dell’episcopato desideri condizionare la presidenza. D’altra parte lavora su questo aspetto una singolare schizofrenia del mondo cattolico, accentuata dagli occhiali particolari statunitensi. I documenti – ad esempio Donum Vitae, un testo di capitale importanza per la visione cattolica della bioetica – detta una linea invalicabile: “In diversi Stati alcune leggi hanno autorizzato la soppressione diretta di innocenti: nel momento in cui una legge positiva priva una categoria di esseri umani della protezione che la legislazione civile deve loro accordare, lo Stato viene a negare l’uguaglianza di tutti davanti alla legge” (Parte III: morale e legge civile). 

Allora, se è vera – come è vera – questa affermazione, non si comprende perché non debba essere estesa ad altri temi: la pena di morte, la guerra e l’uccisione di civili innocenti, la tutela dei migranti che vengono lasciati morire in mare come vediamo nei casi di cronaca più ripugnanti e via dicendo.  E la politica? L’indicazione di una moralità nella politica, intesa come perseguimento del bene comune (di tutti…), può avere eccezioni o attenuazioni?  Coì anche la tutela della vita può avere due pesi e due misure, oppure no?

Certo si tratta di temi non facili e fanno i conti con sensibilità culturali e sociali complesse. Però non dovrebbero venire lasciati in balìa di così vistosi interessi politici.

Su questi difficili e delicati dilemmi si gioca il rapporto tra Chiesa e politica – soprattutto negli Usa – ma si gioca anche la possibilità di uscire dalle secche della questione della tutela della vita unicamente collegata all’aborto, per allargare il tema della tutela della vita in maniera davvero globale. Come ad esempio ha fatto papa Francesco modificando il Catechismo sulla pena di morte, che è ora “inammissibile”.  E dunque non vale la “legittima diversità di opinioni”. E un politico cattolico che sostiene la inammissibile pena di morte o la vota nel suo stato, prende la comunione oppure no? Ecco uno dei diversi punti dolenti della “schizofrenia”. I “condannati a morte” – da leggi dello stato a favore dell’aborto e/o della pena capitale –  sono uguali o diversi? Staremo a vedere se e quando la Chiesa potrà far evolvere la dottrina e superare in maniera univoca la sottile distinzione espressa dall’allora cardinale Ratzinger, che forse non regge più di fronte alla gravità dei problemi che abbiamo con le ingiustizie sociali aggravate dal Covid-19.

Intanto che Roma medita, lo spettacolo dagli Usa è abbastanza pirotecnico e da non perdere.

Commenti

SCOPRI TUTTI GLI AUTORI