La spaccatura non potrebbe essere più evidente nel cattolicesimo statunitense all’indomani dell’insediamento di Joe Biden alla presidenza.

L’arcivescovo di Los Angeles, in carica come presidente della Conferenza episcopale, il 20 gennaio ha rilasciato un lungo “statement”, in pratica una lezione sui rapporti tra vescovi e politici. In sostanza ha sottolineato che i vescovi sono abituati a lavorare con presidenti sia democratici che repubblicani e con diverse maggioranze parlamentari (che scoperta) ma soprattutto conta per loro (i vescovi cioè) il tema della difesa della vita e dunque l’impegno contro l’aborto. Ci sono certamente altre tematiche sociali sensibili, ma al primo posto viene l’aborto. E si sa che è un modo per attaccare i democratici – da sempre a favore della scelta delle donne, “pro choice”, come si dice rispetto ai “pro life” anti-aborto di solito repubblicani. Uno “statement” di particolare rilievo in questo caso, visto che Biden è cattolico.

Vale la pena di leggere integralmente due passaggi importanti del lungo documento di mons. Gomez. Il primo elenca le “preoccupazioni” dei vescovi sui temi sociali e politici: «Aborto, eutanasia, pena di morte, immigrazione, razzismo, povertà, attenzione all’ambiente, riforma della giustizia penale, sviluppo economico e pace internazionale. Su queste e altre questioni, il nostro dovere di amare e i nostri princìpi morali ci portano a giudizi e posizioni prudenziali che non si allineano perfettamente con le categorie politiche di sinistra o di destra o con le piattaforme dei nostri due principali partiti politici. Lavoriamo con ogni Presidente e ogni Congresso. Su alcune questioni ci troviamo più dalla parte dei Democratici, mentre su altre ci troviamo dal lato dei Repubblicani. Le nostre priorità non sono mai di parte. Siamo innanzitutto cattolici (‘We are Catholics first’, dice il testo), che cercano solo di seguire fedelmente Gesù Cristo e di portare avanti la sua visione della fraternità e della comunità umana. Non vedo l’ora di lavorare con il presidente Biden, la sua amministrazione e il nuovo Congresso. Come per ogni amministrazione, ci saranno aree in cui siamo d’accordo e lavoriamo a stretto contatto e aree in cui avremo disaccordo di principio e forte opposizione».

E qualche frase dopo viene spiegato in dettaglio in cosa consista il “disaccordo”. «Per i vescovi la continua ingiustizia dell’aborto rimane la ‘priorità preminente’. Preminente non significa ‘solo’. Abbiamo profonde preoccupazioni per molte minacce alla vita umana e alla dignità nella nostra società. Ma come insegna Papa Francesco, non possiamo tacere quando quasi un milione di vite non nate vengono messe da parte nel nostro paese anno dopo anno a causa dell’aborto». Dopo questa premessa, ecco la critica diretta: «Piuttosto che imporre ulteriori espansioni dell’aborto e della contraccezione, come ha promesso, spero che il nuovo presidente e la sua amministrazione lavoreranno con la Chiesa e altri di buona volontà. La mia speranza è che possiamo iniziare un dialogo per affrontare i complicati fattori culturali ed economici che portano all’aborto e scoraggiano le famiglie. La mia speranza, inoltre, è che possiamo lavorare insieme per mettere finalmente in atto una politica familiare coerente in questo paese, che riconosca l’importanza cruciale di matrimoni solidi e di una genitorialità che abbia al centro il benessere dei bambini e la stabilità delle comunità. Se il Presidente, nel pieno rispetto della libertà religiosa della Chiesa, si impegnasse in questo dialogo, farebbe molto per ristabilire l’equilibrio civile e sanare le esigenze del nostro Paese».

Una posizione che non è andata giù al cardinale Cupich, arcivescovo di Chicago. In un tweet ha rilevato che: «la Conferenza dei vescovi ha rilasciato una dichiarazione poco accorta il giorno dell’inaugurazione del presidente Biden»; ed ha aggiunto: «A parte il fatto che apparentemente non ci sono precedenti per farlo, la dichiarazione critica verso il presidente Biden, è stata una sorpresa per molti vescovi, che l’hanno ricevuta poche ore prima che venisse pubblicata». Positivo verso i nuovi inquilini della Casa Bianca anche il tono del cardinale O’Malley, arcivescovo di Boston: «Preghiamo affinché il presidente e il vicepresidente adottino politiche che forniscano assistenza ai dimenticati e ai vulnerabili, sappiano far uscire il paese da questa pandemia mortale, accolgano gli immigrati, forniscano giustizia economica e opportunità per tutti, lavorino per porre fine al razzismo sistematico e promuovere la pace in tutto il paese e in tutto il mondo».

Ad aggiungere altre considerazioni sulla realtà della divisione in atto, si è aggiunto il cardinale Tobin, arcivescovo di Newark, che ha detto al Catholic News Service di non capire perché sul tema dell’aborto si debba usare un linguaggio divisivo e conflittuale all’interno del mondo cattolico. «Persino le persone che sarebbero ben disposte verso il presidente trovano difficile capire come possa coniugare la sua posizione sulla questione dell’aborto – che è così importante per i cattolici – e questa fede che è stata così importante per lui tutta la sua vita», ha detto il cardinale Tobin. Ed ha aggiunto: «Quello che non capisco sono le persone che usano parole molto dure e vogliono interrompere ogni comunicazione con il presidente per questo motivo».

Sta di fatto che nel corso degli anni la Chiesa statunitense si è spostata sulle posizioni decisamente “pro life” di una minoranza ecclesiale molto rumorosa ed intransigente, rendendo di fatto difficile qualsiasi dialogo politico e anche l’attuazione di politiche sociali e sanitarie più ampie. Si stentano a vedere le contraddizioni di un paese che fin dalla sua istituzione mette al centro in maniera decisa e quasi ossessiva il riconoscimento dell’intangibilità dei diritti individuali, come dimostra il fallimento di ogni tentativo di limitare possesso e acquisto delle armi da fuoco. Anche rispetto alla pena di morte o all’allargamento della tutela sanitaria per i meno abbienti, le politiche sociali non riescono a scalfire la mentalità protestante all’origine degli Stati Uniti, secondo cui in qualche modo il successo o l’insuccesso individuale è colpa dell’individuo e molto meno delle condizioni sociali. In questo groviglio di mentalità diverse, la Chiesa ha finora preferito prendere la strada corta del “valore non negoziabile” della difesa della vita solo nel senso dei non ancora nati, difendendo molto meno la vita di quelli che già vivono.

Una contraddizione interna, questa sul tema dell’aborto, come il prof. Massimo Faggioli (Villanova University) ha spiegato in una recente intervista in occasione dell’uscita del suo libro Joe Biden and Catholicism in the United States (traduzione italiana tra pochi giorni per Morcelliana Editrice): «È la questione più complicata per Biden e per qualsiasi cattolico nella vita pubblica ovunque, soprattutto negli Stati Uniti, su questo non c’è dubbio. Qui Biden ha adottato una posizione che è tipica, direi, del cattolicesimo del XX secolo cioé la distinzione tra la tua fede personale e quanto come politico cattolico hai dovuto accettare. E quello che tu come politico cattolico, al servizio dell’intera nazione, puoi imporre o legiferare. E quindi questo è molto tipico, direi, di un cattolicesimo vecchio stile, legato alla Chiesa cattolica del Concilio Vaticano II, il Vaticano II dopo gli anni 60. Ed è qualcosa che in questi ultimi anni è diventato molto impopolare con la nuova generazione di cattolici conservatori che hanno fatto un movimento di rifiuto, non solo della piattaforma pro-choice, ma dell’intero concetto di distinzione tra la tua vita personale di cattolico e quello che puoi fare tu come politico cattolico nella vita pubblica. E così qui Joe Biden, in un certo senso, è un sopravvissuto del cattolicesimo del XX secolo”, in un paese che è diventato sempre di più multiculturale e multireligioso. E dove la distinzione tra Stato e Chiesa impedisce ad un presidente legato ad una confessione religiosa specifica di superare i limiti imposti dalla Costituzione».

Temi che rendono molto complesso il rapporto tra cattolicesimo, Chiesa, vescovi, e politica. Nella volontà espressa da Biden di riconciliare il paese, si vedrà se riesce a riportare il dialogo tra le varie espressioni del cattolicesimo. A patto di trovare una sponda favorevole tra i vescovi, anche loro piuttosto divisi e con idee diverse su cosa significhi essere cattolici in una realtà multiculturale e multireligiosa.

Giornalista e saggista specializzato su temi etici, politici, religiosi, vive e lavora a Roma. Ha pubblicato, tra l’altro, Geopolitica della Chiesa cattolica (Laterza 2006), Ratzinger per non credenti (Laterza 2007), Preti sul lettino (Giunti, 2010), 7 Regole per una parrocchia felice (Edb 2016).