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Tre domande per il Prof. Massimo Cacciari

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Tre domande per il Prof. Massimo Cacciari.

Continua il nostro viaggio all’interno del pensiero contro-corrente, o quanto meno non convenzionale. Dopo l’On. Marco Rizzo ed il Dr. Diego Fusaro, ci risponde un Massimo Cacciari telegrafico, quanto disilluso, a tratteggiarci il momento attuale, come sempre, con grande lucidità.

  • Dal crollo del muro in avanti, trovo che in Italia si sia creata, nel popolo di sinistra, una certa confusione. Gli avversari politici utilizzano l’espressione “buonismo”, in senso dispregiativo. Qualcosa di vero, tuttavia, sembra esserci: quando si propongono sanatorie a tempo determinato e quando si fa finta di appellarsi alla solidarietà per, in realtà, legittimare la schiavitù, si fa finta di essere buoni, ma si fa il gioco del cosiddetto “potere”. Lei cosa ne pensa?

M.C.     “Buonismo” non significa nulla, come tutti gli “ismi“. In politica non c’è né buono, né cattivo, ma realismo soltanto – e anche virtù certo, ma fondata su analisi realistiche della situazione e su progetti possibili.

  • Ho trovato molto singolare che, durante il cosiddetto lockdown, molte persone si siano ritrovate a cantare Bella Ciao, ma non per strada, sul balcone! Qualcosa del genere è successo anche per la Festa dei Lavoratori. In pratica, molte persone che credono di riconoscersi nei valori della Libertà e della Resistenza hanno, poi, sposato la linea dell’obbedienza totale al capo. Come mai è avvenuto tutto questo?

M.C.     Si canta “Bella Ciao” ormai come un ever green della canzone italianalo cantano credo anche i fascisti.

Lasciamo perdere i balconi, da cui spuntano, a volte, i tricolori. C’erano per la guerra in Iraq, a milioni. Appassiti presto, mi pare.

Con le retoriche si aiutano solo i pessimi, altro che i buoni!

  • In questi mesi, un governo, diciamo così, tendente a sinistra, tramite l’artificio dello stato di emergenza permanente – che molto ricorda la guerra permanente di orwelliana memoria – ha giustificato l’azzeramento di libertà costituzionali conquistate in anni di lotte sociali. Qual è la sua opinione in merito? Cosa ci aspetta ancora nei prossimi mesi?

M.C.     Speriamo non si tratti di “azzeramento”. Francamente non lo temo, poiché nessuno degli attuali governanti saprebbe compiere un’esperienza autoritaria: ci vuole gente di ben altra tempra e esperienza.

La realtà è che, nell’emergenza permanente, che è la regola del mondo contemporaneo, si affermano governance in grado solo di sopravvivere e arrangiarsi galleggiando.

Di esse fanno parte integrante ormai sia le vecchie destre che le vecchie sinistre.

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