“Sapete cosa ha fatto la Danimarca per aumentare la protezione della Groenlandia?” – chiede in modo sbruffone e falso alla stampa il Presidente Donald Trump sull’aereo presidenziale; la sua claque reagisce attendendo una rivelazione top secret, oppure l’ennesima fregnaccia – “Ha inviato una slitta trainata da cani“, gigioneggia il più pericoloso inquilino della Casa Bianca di tutti i tempi. L’unico che ha dato la grazia a quelle bande di eversori che il 6 gennaio 2021 assalirono il Congresso degli Stati Uniti, provocando anche la morte di 5 persone e il ferimento di 140/170 poliziotti di due corpi diversi. Trump ha anche bisogno di confermare “It’s true, it’s true” fra le risatine del senatore (sic!) repubblicano (!) Lindsey Graham, che vince ad honorem il premio “Rag. Giuseppe Calboni” (ricordate sì, il primo film di Fantozzi? “Il megadirettore è un santo!”)

Occorre una seconda “Sigonella” di craxiana memoria

Ma torniamo al fondatore del MAGA e alla sua boutade. Facciamo finta che sia una notizia vera e non una bugia. Cosa si può fare mai per difendere la Groenlandia con una sola slitta per cani? Beh, dipende. Dipende da chi sei a usarla e se hai capito che, qui, è necessaria una seconda Sigonella. E magari un secondo gesto alla re Cristiano X.
Se io fossi l’attuale re di Danimarca, Federico X, dopo la dichiarazione ostile e nemica di Trump, “Abbiamo bisogno, vogliamo la Groenlandia”, mi farei trasportare da un aereo di Stato davanti alla maggiore base militare USA in Groenlandia, avendo cura di compiere l’ultimo tratto PROPRIO con una slitta trainata da cani, a mo’ di sfregio.
Poi, da davanti al cancello della base chiederei – in modo ufficiale e molto cortese – al capo militare della Pituffik Space Base l’ingresso per entrare in quella base USA. Che, attenzione, giuridicamente non è una base NATO, ma di fatto lo è, in quanto contribuisce alla difesa dell’Alleanza atlantica attraverso radar antimissile e monitoraggio spaziale. Se mi dicessero di sì, entrerei per una visita di Stato. A bordo della mia reale slitta trainata da cani. Un’immagine pacifica, regale e sarcastica che aprirebbe i Tg di tutto il mondo. Dando peraltro un lustro epico alla famiglia reale danese e un senso a quel lungo nome del re: Frederik André Henrik Christian, anche in onore dei suoi avi della casata Schleswig-Holstein-Sonderburg-Glücksburg.

Cosa chiederei a Trump se fossi il re danese

Se però mi dicessero di no, io re convocherei una conferenza stampa internazionale. Da tenersi entro 1 settimana, per assicurare un cono mediatico globale. Nella conferenza leggerei un breve testo, concordato con la prima ministra danese. E chiederei a Trump: “Se il re di Danimarca non può entrare in una base USA – e di fatto Nato – in Groenlandia, credete che Trump potrà entrare in Danimarca, che comprende la Groenlandia?”
Un gesto così si potrebbe fare, a seconda delle intenzioni politiche, anche insieme alla presidente della Ue. O insieme ai re di Svezia e Norvegia. O al presidente Mattarella, che sul piano simbolico significherebbe EUROPA. O anche, più sottilmente, insieme al presidente israeliano Herzog, in memoria di ciò che fece la Danimarca, e in particolare re Cristiano X, per aiutare gli ebrei durante la Shoah.

Distinguere gli interessi di Trump da quelli degli Usa e della Nato

E distinguerei, nel mio discorso, gli interessi ovvi di Trump (la fine della Nato e dell’amicizia e collaborazione totale fra USA e Danimarca, che dura dalla Seconda guerra mondiale) da quelli del Pentagono, degli Usa, della base militare americana (non minaccerei mai di volerla smantellare: farei il gioco del temporaneo presidente americano) e della Nato stessa.

Il precedente di re Cristiano X di Danimarca

La Storia insegna che in periodi delicati sono necessari e utili anche gesti storici e simbolici. Come quello che fu il gesto di re Cristiano X, che durante l’occupazione nazista girava a cavallo e senza scorta per le strade di Copenaghen, avendo cura di attraversare in particolare le zone a più alta densità ebraica. Cristiano X, con quelle cavalcate solitarie fra la sua gente, formò un morale popolare alto, che diede coraggio a molti danesi a far fuggire 7000 ebrei in Svezia.
Gesti storici, e un ufficio stampa intelligente.
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Scrivere e insegnare sono le due cose che so far meglio. Beh, almeno tra quelle che si possono raccontare. Nel 2015 la Chicago Quarterly Review ha pubblicato la traduzione in inglese dei primi due capitoli del mio romanzo più venduto, il long-seller Angeli da un’ala soltanto, individuandomi come uno degli scrittori italiani contemporanei più interessanti. Peccato se ne siano accorti solo loro. I miei tre libri più recenti s'intitolano "Lo so f@re! Guida all'apprendimento misto e all'insegnamento (anche) a distanza” (Mondadori Education, 2020), “Tondelli: scrittore totale. Gli anni Ottanta fra impegno, camp e controcultura gay” (Pendragon, 2021). Nel maggio 2022 è uscita la terza edizione di “Angeli da un’ala soltanto” sempre per le edizioni Pendragon.