Scandalo nel mondo Maga e per il Dipartimento della Difesa. Il Financial Times, infatti, ha riportato che Pete Hegseth avrebbe richiesto al suo consulente finanziario alla Morgan Stanley di effettuare delle ingenti operazioni di investimento nel fondo Defense Industrials Active. Questo solamente pochi giorni prima del lancio dell’operazione in Iran, di cui certamente il Segretario aveva conoscenza.

È l’ennesima dimostrazione del clamoroso connubio tra incompetenza e irresponsabilità che coinvolge un membro del Cabinet trumpiano. Senza dimenticare Tom Homan, lo zar del confine che venne pizzicato mentre accettava una mazzetta da cinquantamila dollari da agenti dell’Fbi sotto copertura, ricordiamo che Hegseth è lo stesso che, solo qualche mese fa, insieme anche a JD Vance, discuteva di piani di guerra in un gruppo in cui, erroneamente, era stato aggiunto anche un giornalista.

La completa noncuranza di elementi fondamentali, l’incapacità di saper formulare dei piani di guerra sensati, con degli obiettivi chiari, oltre a queste clamorose rivelazioni, mettono chiaramente in pericolo le truppe statunitensi in tutto il mondo e, conseguentemente, anche il mondo occidentale libero. Si riaccende negli Stati Uniti il dibattito sul tema dell’insider trading, la pratica che prevede di poter sfruttare informazioni privilegiate per poter ottenere ampi rendimenti sui propri investimenti, ampiamente diffusa nel Congresso statunitense.

Ad esempio, sedere nella commissione Difesa o Energia può permettere ai deputati di sapere in anticipo quali società riceveranno un appalto governativo, o quali saranno le imprese maggiormente aiutate da un nuovo sussidio. Una maestra di questa pratica si è dimostrata essere Nancy Pelosi, l’ex Speaker della House che ha accumulato un patrimonio di oltre 100 milioni di dollari durante il suo quarantennio nella politica nazionale, con alcuni siti che addirittura offrono la possibilità di investire in indici che replicano (seppur con qualche ritardo) le scelte finanziarie della deputata, che nelle midterm di novembre non si ricandiderà.

Dopo lo STOCK Act del 2012, incapace di saper limitare efficacemente il problema, diverse sono le leggi presentate ultimamente con l’intento di vietare lo sfruttamento, da parte dei parlamentari, della loro posizione. Solo la settimana scorsa, ad esempio, un gruppo bipartisan di senatori, tra cui il repubblicano Todd Young dell’Indiana e la democratica Elissa Slotkin del Michigan, ha introdotto la Public Integrity in Financial Prediction Markets Act, che vieta (anche se non è ancora chiaro come) l’utilizzo dei mercati predittivi da parte di soggetti pubblici.

Un’altra legge proposta alla House, lo Stop Insider Trading Act, prevede delle condizioni decisamente più stringenti, come ad esempio la notifica pubblica delle operazioni di vendita, oltre all’inclusione anche dei familiari più stretti dei politici all’interno della cerchia dei soggetti obbligati da questa clausola. Cresce la rilevanza del tema, come testimoniato dal successo della pagina social “Stocking The Capitol”, che analizza, tramite un apposito indice, l’integrità finanziaria dei politici, includendo anche dei punti in più nell’indice se il politico (o il candidato) dichiara pubblicamente di sostenere la legge.

Michele Luppi

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