Addio a Gino Paoli, uno dei maggiori esponenti della musica leggera italiana. E’ morto all’età di 91 anni ieri, 23 marzo, a Genova. Ad annunciarlo una nota della famiglia, che chiede massima riservatezza. ”Questa notte Gino ci ha lasciato in serenità e circondato dall’affetto dei suoi cari”.

Nato a Monfalcone il 23 settembre 1934 (ma cresciuto a Genova), era considerato uno dei maggiori esponenti della musica leggera italiana: nella sua carriera ultrasessantennale ha scritto e interpretato brani di grande popolarità, da Il cielo in una stanza a La gatta, da Che cosa c’è a Senza fine, da Sapore di sale a Una lunga storia d’amore, fino a Quattro amici con cui vinse il Festivalbar 1991. Paoli ha partecipato inoltre a cinque edizioni del Festival di Sanremo.

Sono sue alcune delle canzoni più belle e famose mai scritte nel nostro Paese: “Senza fine”, “Il cielo in una stanza”, “Sapore di sale”, “Che cosa c’è”, “La gatta”, “Una lunga storia d’amore”, titoli sufficienti a far rimanere ben impressi nella memoria collettiva il suo nome e la sua musica.

Gli amori e i cinque figli

Gino Paoli aveva cinque figli. Dalla prima moglie, Anna Fabbri, ha avuto il figlio Giovanni, nato nel 1964 (deceduto 7 marzo 2025 all’età di 60 anni), nello stesso periodo in cui nasceva Amanda Sandrelli dalla sua relazione con Stefania. Tra gli anni ’60 e ’70 ha avuto una lunga relazione con Ornella Vanoni, scomparsa appena quattro mesi fa e salutata da Paoli con un grande mazzo di rose gialle. Dal 1991 era sposato con l’autrice di alcuni suoi brani Paola Penzo, con la quale ha avuto due figli, Nicolò nel 1980 e Tommaso nel 1992 e Francesco nel 2000.

Gino Paoli e Ornella Vanoni

Gino Paoli e Stefani Sandrelli

Il tentato suicidio nel 1963: il proiettile “suonava al metal detector”

L’11 luglio del 1963 Gino Paoli tentò il suicidio sparandosi il colpo di pistola al cuore a causa di una serie di difficoltà e di cristi sentimentali. “Ogni suicidio è diverso, e privato. È l’unico modo per scegliere: perché le cose cruciali della vita, l’amore e la morte, non si scelgono; tu non scegli di nascere, né di amare, né di morire. Il suicidio è l’unico, arrogante modo dato all’uomo per decidere di sé. Ma io sono la dimostrazione che neppure così si riesce a decidere davvero. Il proiettile bucò il cuore e si conficcò nel pericardio, dov’è tuttora incapsulato. Ero a casa da solo. Anna, allora mia moglie, era partita; ma aveva lasciato le chiavi a un amico, che poco dopo entrò a vedere come stavo”.

L’ogiva in realtà non perforò il miocardio ma si fermò nel torace senza intaccare organi vitali. Tuttavia la vicinanza ad esso ne rese troppo rischiosa la rimozione dal mediastino, sicché da quel giorno vive con il proiettile nel pericardio. “Suonava al metal detector” scherzerà negli anni successivi, motivando quel gesto drammatico perché avrebbe “voluto capire cosa sarebbe successo dopo”.

Paoli nel 1987 venne eletto come deputato fra le file del Partito Comunista Italiano (poi PDS), anche se in Parlamento si iscrive al Gruppo Indipendente di Sinistra in quanto non si è mai tesserato in alcun partito politico. Nel 1992 dà l’addio all’attività politica professionale, non venendo rieletto parlamentare nelle liste del PDS.

Redazione

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