Condanna pesante per le due piattaforme
Dipendenza dai social, 3 milioni di dollari di risarcimento a ragazza da Meta e Google
Le due piattaforme avrebbero creato gravi disagi psicologici ad una ragazza di 20 anni, ora la devono risarcire di 3 milioni di dollari per danni morali e materiali
E’ arrivata la sentenza di una giuria di Los Angeles: Meta e Google sono stati condannati ad un pesante risarcimento per aver creato una forte dipendenza ad una ragazza di 20 anni, Kaley G.M. Ora, questa sentenza potrebbe cambiare il mondo dei social in maniera radicale, con il rischio di aprire la strada a tante altre azioni legali. La giovane ragazza, ha raccontato in tribunale di essere stata coinvolta dal mondo dei social fin da quando aveva 6 anni. Insieme alla madre quindi, ha accusato Meta e Google di essere state progettate per far abusare di loro in maniera tossica tutti gli utenti, in particolare i giovani, andandone a disturbare la salute mentale. Secondo Kaley G.M., la famosa modalità dello “scrollo” infinito delle due piattaforme, le avrebbe causato ansia e depressione.
Inizialmente, la giuria aveva fatto fatica a raggiungere un verdetto unanime, ma il giudice ha consigliato alla ragazza di insistere per facilitare l’arrivo ad una decisione ed evitare il cambio della giuria. Alla fine, la sentenza è arrivata, con Meta e Google considerati colpevoli di negligenza per aver gestito un prodotto che ha recato danni a utenti bambini e adolescenti, oltre a non aver messo in guardia sugli eventuali pericoli, e sono stati condannati a pagare un risarcimento alla ragazza di 3 milioni di dollari. Ora, i giurati sono chiamati a quantificare l’ammontare dei danni che le società proprietarie delle due piattaforme sono obbligate a versare per l’accusa di dolo o frode. Infatti, i 3 milioni di dollari già stabiliti sono solo i danni morali.
Per Meta, condannato a dover risarcire il 70% del totale di questi 3 milioni, si era presentato a testimoniare il patron in persona al processo di Los Angeles. L’uomo, si è scusato con Kaley G.M. e con altre vittime della sua piattaforma per il malfunzionamento del filtro Instagram che avrebbe dovuto limitare l’accesso ai minori di 13 anni. Le scuse del patron di Meta non sono state accolte, e ora la società è pronta a fare ricorso. La sentenza del tribunale di Los Angeles, convalida la nuova teoria giuridica secondo la quale i social network possono causare danni alle persone, soprattutto se adolescenti o minori. Quindi, Meta e Google non sono riuscite a far valere la loro tesi sulla presunta tutela a livello federale per i contenuti pubblicati dai loro utenti.
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