Tra poco più di ventiquattro ore sapremo chi sarà il nuovo sindaco di New York, in una corsa che è rimasta a tre, tra il giovane Zohran Mamdani, l’ex-governatore dello Stato di New York Andrew Cuomo, e il candidato repubblicano, fondatore del gruppo dei Guardian Angels, Curtis Sliwa.

Secondo gli ultimi sondaggi, Mamdani sarebbe sopra di 15 punti su Cuomo, a sua volta sopra di 15 punti su Sliwa, nonostante alcuni istituti segnalino una crescita di quest’ultimo, che porta nella Grande Mela una piattaforma di destra moderata, rifiutando (caso rarissimo tra i repubblicani del 2025) ogni tipo di aiuto dal Presidente Trump, data la sua impopolarità nella città. I dati sul voto anticipato riflettono il clima di grande tensione e attenzione rispetto alle elezioni: quasi ottocentomila newyorkesi hanno votato in anticipo, contro i circa centosettantamila del 2021. Il dato più alto si registra a Brooklyn, roccaforte di Mamdani, ma anche nella zona tipicamente repubblicana di Staten Island registra circa il 16% di affluenza al voto anticipato, con un dato molto alto, superiore anche a Brooklyn.

È continuata, nel frattempo, la campagna denigratoria contro Mamdani, andando a colpire non tanto il suo passato (come qualcuno, con scarso successo, aveva tentato di fare durante l’estate) quanto la sua religione, con strumentalizzazioni tanto facili quanto fuorvianti dalle reali posizioni del candidato. Se Mamdani era, è, e probabilmente sarà anche in futuro su posizioni pro-Pal, questo non giustifica le parole di Cuomo, che ha sostenuto che, in caso di un nuovo 11 Settembre, Mamdani sosterrebbe i terroristi, o le parole del deputato del Tennessee Andy Ogles, che ha avanzato la teoria secondo la quale Zohran sarebbe emigrato negli Stati Uniti per trasformarli in una teocrazia islamica.

Ciò che ha stupito, nel corso di questi mesi, è la distanza nell’approccio nei confronti della campagna elettorale: Mamdani ha puntato tutto su un messaggio pragmatico e positivo, aspettando con cautela e pazienza gli endorsement dei pezzi grossi del partito, convincendoli uno ad uno a suon di sondaggi in crescita e piazze sempre più piene di sostenitori, portando persino Barack Obama a telefonare per esprimere il suo supporto. La lotta sul costo della vita ha fatto breccia in tantissimi giovani, galvanizzati dalla scoperta di qualcuno che finalmente potesse parlare in modo nuovo, fresco, originale. Tantissimi ragazzi vantano gelosamente il loro sticker “I Voted”, segno di un entusiasmo e di una speranza che a New York non si vedeva da tempo.

Di converso, la campagna elettorale degli altri candidati è spesso sembrata più una campagna anti-Zohran piuttosto che pro-candidato, una strategia che forse potrebbe pagare qualche dividendo tra gli elettori più anziani, ma che sin da giugno, quando Mamdani vinse a sorpresa le primarie, è sembrato un tentativo disperato di recuperare il gap creatosi tra i candidati, che sempre di più è diventato un gap tra generazioni, tra modalità di fare e comunicare la politica, tra visioni della città.

Michele Luppi

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