Quando nel 2017 fu decisa una forte “iniezione di liquidità” in Monte dei Paschi di Siena e la sua nazionalizzazione, si alzarono barricate contro il Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, e il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan. Entrambi furono accusati di voler “salvare” la banca del Partito Democratico.
A quasi dieci anni di distanza, però, si può dire che l’operazione ha portato i suoi frutti. Ad oggi, infatti, Mps è una banca in salute, distribuisce i dividendi e agisce sul mercato come player per formare il terzo polo del credito insieme a Unicredit e Intesa Sanpaolo.
Insomma, può essere definito come un caso di nazionalizzazione efficiente per la quale si è provveduto a creare maggior valore di quanto tutto sia costato.

Operazione Mps

Grazie all’autorizzazione della Commissione Europea, il governo fornì al bilancio della banca senese 5,4 miliardi di euro. Dal 2023, Mps ha cominciato a produrre utili e staccare dividendi: il modo più efficace per dimostrare la buona salute dell’Istituto di credito.
Non si può, in questa partita, non dare merito al governo di Giorgia Meloni e al suo ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti per aver mantenuto la barra diritta per il risanamento della banca.
Attualmente l’Amministratore delegato è Luigi Lovaglio, un tecnico che ha avuto l’apprezzamento sia del governo Draghi, fu super Mario a nominarlo nel 2022, e sia dall’Esecutivo Meloni che lo ha confermato nel 2023. Secondo alcune indiscrezioni di stampa, il ministero dell’Economia sarebbe a favore della continuità di gestione confermando Lovaglio ancora una volta.

Acquisizioni

Dal 2023 Mps chiude i bilanci generando utili e staccando “cedole” per i propri azionisti. Non solo. Il valore della banca, nonostante le sintomatiche oscillazioni, si apprezza sempre di più sul mercato finanziario di Milano. Non dimentichiamo che lo Stato, seppur azionista di riferimento, al momento detiene solo l’11,7 per cento del capitale tra partecipazioni dirette e indirette.
Fedele alle indicazioni dell’Unione Europea, il Governo ha cominciato a cedere quote sul mercato a partire dal novembre 2023: in quattro momenti diversi, sul mercato sono arrivate azioni per il 52,5 per cento del capitale. Tra i principali azioni ci sono Delfin, Catalgirone, Blackrock e ovviamente il governo italiano.

Operazioni

Lo stato di “salute” di Mps è certificato anche dalle operazioni messe in atto per creare un terzo grande polo bancario che consolidi il credito italiano e consenta al sistema di diventare più solido. Nel corso del 2025, Mps ha acquisito Mediobanca, lo storico istituto di credito italiano che ha consentito l’industrializzazione del Paese e lo sviluppo del capitalismo.
Proprio su questa operazione è aperta una inchiesta che riguarda principalmente la recente vendita del 15 per cento del capitale da parte del Ministero dell’Economia (Mef) e la successiva “scalata” a Mediobanca, con la Procura di Milano che sta esaminando possibili azioni concertate e anomalie, sospettando irregolarità e turbativa del mercato. Ad oggi, il patrimonio di Mps da sola vale circa 11,5 miliardi di euro. Allargata a Mediobanca, il valore sale a 29,1 miliardi di euro. Il totale delle attività è di circa 298 miliardi di euro e nei primi nove mesi del 2025, l’istituto toscano ha generato utili per 1,95 miliardi di euro.

Intanto, si riflette sull’integrazione tra Mediobanca e Mps. La banca senese deve decidere quale strada seguire per Mediobanca, acquisita con l’Opa di settembre. La soluzione proposta dall’amministratore delegato Luigi Lovaglio prevede il delisting completo, con un costo stimato di circa 2 miliardi di euro, e l’integrazione delle attività retail come Premier e Compass, lasciando separata solo l’investment banking. Un’alternativa, sostenuta da alcuni consiglieri, ipotizza invece di mantenere Mediobanca quotata in Borsa e aumentare il flottante fino al 30-35%, così da rafforzare il capitale di MPS in vista di future operazioni straordinarie. In particolare, una analisi Deutsche Bank evidenzia come la mancata “integrazione completa” tra le tue banche potrebbe mettere a repentaglio la creazione di valore per Monte dei Paschi.
Il prossimo 22 gennaio, il consiglio di Amministrazione dovrebbe iniziare i lavori per il rinnovo dei membri dell’organo esecutivo. Sul piatto c’è un regolamento che, se approvato, escluderebbe tutti coloro i quali sono indagati nell’inchiesta milanese. A questo punto bisogna capire se passerà la linea di Lovaglio di mantenere continuità nella governance dell’istituto sene o se invece passerà la linea del consiglio di amministrazione e degli azionisti che invece vorrebbero discontinuità.

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