Il caos politico transalpino
Francia, Lecornu la scampa con 18 voti ma opposizioni promettono guerra. Attesa per la legge di bilancio
Al contrario del primo tentativo, il nuovo governo dell’ex ministro delle Forze armate resiste a due mozioni di sfiducia.
Con diciotto voti di margine sulle opposizioni il governo guidato da Lecornu supera il primo ostacolo sul suo cammino, contrariamente al primo tentativo, riuscendo persino ad approdare in aula.
Rispetto alle previsioni della vigilia, il governo guidato dall’ex titolare del Ministère des Armées, ha già perso due voti dati per certi, e questo è un ulteriore campanello d’allarme tanto per l’attuale Primo Ministro, quanto per il Presidente Macron, che con questa designazione si gioca l’ultima carta per evitare un voto anticipato che potrebbe essergli fatale. Allo stesso tempo la Francia è ad oggi con l’acqua alla gola per approvare una finanziaria che è già costata l’Hôtel de Matignon a François Bayrou e che lo stesso Lecornu ha già corso il rischio di perdere. Determinante in questa fase è stato il soccorso del Partito Socialista che dopo l’iniziale “niet” dovuto alla presenza di molti gollisti nel governo aveva chiesto un cambio di passo, ma i numeri sono quelli che sono e il macronismo, per sua stessa definizione, occupa il centro dello schieramento. Questo preferisce la matematica parlamentare alle premesse ideologiche e teoriche di uno stravolgimento che, nel tratto finale dell’avventura di Emmanuel Macron, potrebbe apparire persino un suicidio politico anticipato.
Allo stesso tempo le orecchie del partito, che fu l’alternativa al gollismo per quella che ad oggi potremmo definire il primo tratto della V repubblica, non sono rimaste sorde alla proposta del Primo Ministro di congelare l’annata e contrastatissima riforma delle pensioni a dopo le elezioni presidenziali del 2027, garantendo quei voti determinanti alla sopravvivenza dell’esecutivo. Gollisti e socialisti più di tutti hanno pagato la presenza di Macron e il suo bonapartismo di terza generazione. Il 24 ottobre avrà inizio l’esame della legge di bilancio, e le opposizioni torneranno all’attacco. Melenchon e la sua France Insoumise annunciano battaglia, mentre per Bardella – che non ha utilizzato certo mezzo termini sul suo account X – l’analisi della giornata parlamentare è chiara: “Una maggioranza di mercanti è riuscita oggi a salvare i propri posti, a scapito dell’interesse nazionale. I grandi assenti da queste manovre politiche sono i francesi, che si preparano a subire il massacro sociale e fiscale di un bilancio punitivo. Tutti coloro che oggi non hanno votato la sfiducia saranno responsabili delle sofferenze future del Paese”.
La sinistra, che non ha voluto partecipare alla sfiducia proposta dal RN, ha annunciato che presenterà una nuova mozione per destituire il presidente Macron, e lo ha fatto dalla vivida voce del capogruppo all’Assemblea Nazionale Mathilde Panot. Sul fronte esterno, invece, la leader del RN Marine Le Pen nel suo derby a destra con Giorgia Meloni, pur elogiando la Premier, ha sottolineato come sia tutto più facile con “240 miliardi ricevuti dall’Unione Europea” e secondo la mancata inquilina dell’Eliseo “pagati dai francesi”. Peccato che i problemi di Parigi – come Madame Le Pen sa bene – sono strutturali e sono il frutto di decenni in cui la politica d’oltralpe, per inseguire il suo mantra di grandezza, ha nascosto le crepe e messo la polvere sotto il tappeto. Non ci resta che attendere la prossima puntata della soap politica francese.
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