"Ci sono dei nodi? Affrontiamoli"
Gori e il Pd da far ripartire: “Crescita e Difesa le priorità, così saremo credibili per la guida dell’Italia”
Giorgio Gori, già sindaco di Bergamo, è europarlamentare del Partito Democratico e tra i promotori dell’area riformista. Da tempo sostiene che il Pd debba tornare a parlare con chiarezza a tutto l’elettorato, puntando su crescita, innovazione e alleanze europeiste. In questa conversazione, raccolta a Milano ai margini del lancio di «Crescere», Gori indica priorità, metodo e perimetro politico dell’opposizione, senza rinunciare alla costruzione di una coalizione ampia e credibile.
Gori, che cosa dovrebbe cambiare, da domani, nei rapporti con il M5S?
«È importante che il rapporto sia basato sul rispetto reciproco, ma anche sulla chiarezza. Se vogliamo presentarci insieme alle prossime elezioni politiche, cosa evidentemente auspicabile, dobbiamo essere in grado di presentare un programma credibile per il governo del Paese. Ci sono dei nodi? Affrontiamoli. Meglio farlo adesso che quando saremo a ridosso della scadenza elettorale».
Sul voto in Europarlamento su Lukashenko avete denunciato «punte surreali». Che conseguenze politiche immagina per le alleanze italiane quando, sui diritti e sull’Europa, emergono divergenze così nette?
«I temi di politica estera possono essere in secondo piano alle elezioni amministrative, non alle politiche. È a questi nodi che mi riferivo.
Collocazione internazionale, politica estera, politica di difesa. Dobbiamo poter dire agli italiani come la pensiamo su questi argomenti “centrali”».
Crescere. Il contributo dei riformisti Pd”: quali proposte misurabili presenterete oggi per ceto medio, innovazione e riduzione dei divari?
«L’Italia è un paese fermo, che senza i soldi del PNRR sarebbe in recessione. Da due anni la produzione industriale è in calo. Noi pensiamo che si debba puntare a far crescere la partecipazione al lavoro dei giovani e soprattutto delle donne, e scommettere sull’innovazione, a tutti i livelli, sfruttando fino in fondo l’occasione di incremento della produttività che può derivare da un uso diffuso dell’intelligenza artificiale. Parleremo anche su come rendere sostenibile questa crescita: il punto fondamentale è dare risposte alla fiammata inflattiva e al diminuito potere d’acquisto delle famiglie, in un contesto come quello italiano nel quale gli stipendi sono al palo da troppi anni».
Difesa e politica estera: qual è la linea del Pd che lei propone su Ucraina, Medio Oriente e industria della difesa europea?
«La difesa europea non è più una opzione, è una necessità e una priorità. L’aggressione russa all’Ucraina suona per tutti noi come una sveglia. Non possiamo più contare su qualcun altro per le nostra difesa.
Questo è un nodo militare, certo, ma anche industriale come finalmente si è accorta anche la commissione europea.
Non si protegge il welfare e il modello di valori europei, la libertà, la democrazia, se non in un contesto in cui la sicurezza comune torna a essere un orizzonte e una responsabilità che ci dobbiamo prendere».
Avete invocato «maggiore confronto democratico» dopo il referendum di giugno: chiede un congresso straordinario? Una grande conferenza programmatica?
«Il congresso è regolato dallo statuto del Partito Democratico. Il punto è, piuttosto, quello di un confronto più franco e propositivo all’interno del Pd. Quando si offrono spazi di confronto le persone sono felici di far sentire la loro voce, le loro idee. Ed è quello che stiamo provando a fare come riformisti. A partire da Milano. L’opposto del fuoco amico, un contributo di merito e di metodo per un partito largo, aperto, inclusivo, che guarda avanti».
Campo largo o alternativa riformista autonoma? Se oggi dovesse scegliere una bussola per le prossime amministrative ed europee, quale sarebbe e con quali paletti programmatici non negoziabili?
«Campo larghissimo, servono tutte le forze. Il punto però è che non basta l’unità, necessaria. Ma non sufficiente. Quello che mi preme è quale sarà la linea, il profilo della coalizione, della nostra offerta politica. Su quella i riformisti hanno molto da dire. E lo diranno».
«Sintesi e guida chiara»: chi deve esercitarla nel Pd e con quale squadra?
«Per me prima della squadra viene il progetto. Il Partito Democratico è nato riformista e deve restarlo. Parlare con tutti, e non solo con una parte, affrontare i nodi e non tacerli. Questo il nostro compito, questa la nostra responsabilità».
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