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Gratteri, le falsità su Sal Da Vinci e l’avvertimento al Foglio. Votare Sì vuol dire rimettere i magistrati al loro posto
Il procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, incalzato da una giornalista del Foglio sulle fake news che continua a diffondere in televisione — prima la falsa intervista di Giovanni Falcone, ora il falso No al referendum di Sal Da Vinci — anziché scusarsi, avverte: “Dopo il referendum con voi del Foglio faremo i conti. Tireremo su una rete”. Testuale. Registrato. Pubblicato.
Fermiamoci qui un istante. Un procuratore della Repubblica — capo della Procura di Napoli, non un commentatore da bar — dice a un giornalista che, finito il referendum, farà i conti con il suo giornale. E parla di “tirare una rete”. Ora, si può discutere all’infinito se fosse una battuta, una metafora ittica o un lapsus freudiano. Ma il punto non è l’intenzione: è il fatto che un magistrato inquirente, titolare dell’azione penale, consideri normale rivolgere a un giornalista frasi che suonano come un avvertimento. Provate a immaginare il ministro Nordio che dice a un cronista del Fatto Quotidiano: “Dopo il referendum faremo i conti con voi”. Saremmo già all’impeachment.
E tutto questo dopo che Gratteri, in diretta su La7, ha attribuito a Sal Da Vinci un “No” al referendum che il cantante non ha mai pronunciato — esattamente come mesi fa aveva letto al pubblico una falsa intervista di Giovanni Falcone. Due fake news in pochi mesi, dalla stessa fonte, senza un briciolo di verifica. E quando il Foglio chiede spiegazioni, la risposta non è “mi scuso”, ma “tireremo una rete”. Come diceva Sciascia, il problema non è il potere in sé, ma il potere che non tollera di essere contraddetto.
Ecco: questa vicenda, da sola, vale più di cento convegni sulla separazione delle carriere. Perché mostra — con la forza inoppugnabile del fatto — perché è necessario distinguere chi accusa da chi giudica, e perché un magistrato che fa campagna elettorale in televisione, diffonde notizie false e minaccia i giornalisti non può essere considerato un “collega” di chi deve decidere, in silenzio e terzietà, della libertà delle persone. La riforma serve esattamente a questo: a rimettere ciascuno al suo posto. A Gratteri, con tutto il rispetto, una sola domanda: la rete di cui parla è quella che si tira in mare, o quella che si tende in televisione senza contraddittorio?
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