La vendemmia veneta è cominciata con otto o dieci giorni di anticipo sulla norma, e in Valpolicella con due settimane. Lo hanno certificato Regione e Veneto Agricoltura, insieme a Crea e Arpav, nel secondo incontro del Trittico vitivinicolo: quantità in linea con il 2025, quando si raccolsero circa 14,7 milioni di quintali, e qualità attesa fra il buono e l’ottimo. La scarsa piovosità ha tenuto lontane peronospora e oidio: il caldo, in vigna, non fa solo danni.

Il danno però si vede nella distribuzione. Le province che hanno tenuto meglio sono Padova e Rovigo, dove l’irrigazione ha limitato gli effetti della siccità, con aumenti fino al 10 per cento per alcune varietà. I cali più marcati riguardano Treviso, Vicenza e Verona: fra il 5 e il 10 per cento in media, con punte del 10-12 per le grandi uve rosse veronesi, Corvina, Corvinone e Rondinella, le più sensibili alla mancanza d’acqua. Il Consorzio della Valpolicella segnala che hanno risposto meglio i vigneti più vecchi, quelli allevati a pergola e quelli in quota.

Tradotto: la differenza fra una vendemmia buona e una in perdita, quest’anno, non l’ha fatta la bravura dell’imprenditore ma la disponibilità di un impianto irriguo e la posizione dei filari. L’adattamento, in agricoltura, è già in corso da anni e lo pagano i privati — impianti, quota, portainnesti, calendario — con risultati che dipendono da infrastrutture pubbliche o dalla fortuna di avere terra ben esposta. Sull’appassimento, poi, il conto si complica. Amarone e Recioto richiedono grappoli integri e un rapporto fra zuccheri e acidità che il caldo notturno erode; il Consorzio stima quasi 328 mila quintali destinati alla cernita, il 38 per cento del raccolto, e segnala un ribasso dei prezzi proprio sulle uve da fruttaio. A questo si aggiunge la misura decisa dal Consorzio ad aprile: uno stoccaggio del 20 per cento, 172 mila quintali, che porta la resa disponibile da cento a ottanta quintali per ettaro per reggere il rallentamento della domanda internazionale. Clima e mercato spingono nella stessa direzione e chiedono, come dice chi guida le aziende storiche della valle, risposte strutturali. La vite si adatta più in fretta del mercato che la finanzia.