Oltre le coalizioni-arlecchino
Il centrodestra e il bivio cruciale dopo l’uscita di Vannacci: ritorno al populismo o virata liberal-conservatrice con Salvini agnello sacrificale
La cosa davvero rilevante dell’uscita di Vannacci dalla Lega non è l’evento in sé, ma la reazione che avrà il centrodestra. Sempre che il Generale corra effettivamente al di fuori della coalizione e sia accreditato di un consenso significativamente diverso da zero (condizioni che al momento appaiono entrambe probabili ma non certe). Il centrodestra ha solo due alternative. Entrambe cambierebbero significativamente il quadro politico italiano, sebbene con conseguenze molto diverse.
I due scenari nel centrodestra
La prima è cercare di competere con Vannacci sul suo terreno, con l’intenzione di svuotarlo del potenziale consenso. In questo scenario, Meloni e Salvini rispolvereranno dall’armamentario della campagna elettorale alcuni cavalli di battaglia: dai blocchi navali alla castrazione chimica, dai dubbi sull’integrazione europea al pugno duro sulla sicurezza e sugli immigrati, il tutto con spruzzate abbondanti di populismo sovranista anche su vaccini, fisco, politica estera. In questo scenario, ad andare in seria difficoltà sarebbe Forza Italia, già ora a disagio con una postura eccessivamente sovranista e populista.
La seconda opzione è del tutto opposta. Il centrodestra ha la grande opportunità di porre fuori dal suo perimetro non solo Vannacci e i pochi deputati che lo seguiranno, ma anche il populismo sovranista che lo ha caratterizzato da almeno un decennio. E ha l’occasione storica di virare verso una postura liberal-conservatrice, magari persino europeista. Questo scenario – che avrebbe in tutta evidenza come agnello sacrificale Matteo Salvini, che nella migliore (per lui) delle ipotesi ne uscirebbe fortemente ridimensionato se non peggio – vedrebbe Meloni alle prese con il più cruciale dei bilanci preventivi: come sarà il bilancio tra voti persi (la destra estrema, nostalgica e sovranista che a quel punto si farebbe rappresentare da Vannacci) e voti guadagnati (quell’Italia non-di-sinistra che tuttavia vuole stare ben lontana dal sovranismo)?
Oltre le coalizioni-arlecchino
Vedremo cosa sceglierà di fare il centrodestra. In entrambi i casi, la politica italiana non sarà più quella che era la settimana scorsa. Nel frattempo, saluto comunque con favore la prima crepa nel muro di gomma del tossico bipolarismo italiano. La politica italiana sarebbe più sana se ci decidessimo, invece di insistere su queste due coalizioni-arlecchino con dentro tutto e il suo contrario, ad avere una competizione tra diverse forze politiche aventi ciascuna una chiara e definita identità politico-culturale: socialisti, sinistra radicale, liberali, conservatori, sovranisti. Che poi competono o con un maggioritario a doppio turno, o con un proporzionale.
Ne gioverebbero trasparenza e chiarezza. E chissà, magari proprio la scelta di Vannacci aiuterà tanti a capirlo una buona volta. A cominciare da chi sta lavorando alla nuova legge elettorale.
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