Il vaffa
Il centrodestra non sottovaluta il caso Vannacci, gli equilibri da mantenere in vista delle elezioni
Per qualcuno potrebbe essere il Farage italiano, per altri è solo una suggestione che una certa stampa ama alimentare quando, all’orizzonte di un blocco che dura da oltre trent’anni, compare una piccola scheggia che potrebbe risultare impazzita. Sono due gli elementi da tenere in considerazione.
Il primo è di natura storica: le scissioni a destra non portano bene, i precedenti parlano chiaro. Questo perché l’elettorato di centrodestra è estremamente diverso dalla sinistra, dalle sue metodiche, dalle sue rissose scissioni e da quel frazionamento ideologico che non è proprio della mentalità delle forze che compongono le anime della destra. E anche i sondaggi fatti alla vigilia dell’attesa uscita di Vannacci dalla Lega non possono che essere considerati come prematuri tanto sul piano politico, quanto su quello più strettamente connesso al consenso che il Generale potrebbe raccogliere tra un anno alle elezioni politiche. Elezioni che potrebbero essere riaperte dalla defezione del Generale, ma anche questa è più una speranza di chi teme il bis di Giorgia Meloni.
Il secondo è poi spiccatamente legato alla realtà italiana, dove alla fine – tradizione alla mano – l’estremismo non paga e dove gli elettori chiedono soprattutto alla destra tranquillità, sicurezza e stabilità. Senza dimenticare il posizionamento internazionale che l’Italia ha e deve mantenere. La politica è varia e variopinta, e le soluzioni creative spesso possono anche dimostrarsi vincenti, ma non è detto che questa sia la stagione adatta. Non sorprende il silenzio adottato da Fratelli d’Italia, e anche da Forza Italia. La Lega, al contrario, è costretta allo scontro o alle giuste recriminazioni per quello che giudicano “un tradimento degli elettori” e della fiducia accordata.
La partita è solo all’inizio, e per ora l’unico dato certo è che la querelle del simbolo ha fatto più notizia della scissione in sé. La partita del Generale è chiara almeno nelle primissime uscite: ribaltare l’accusa di tradimento alla Lega sui temi identitari del partito. Ma, anche in questo caso, non è detto che il gioco funzioni. Il Carroccio è un partito strutturato, con un elettorato solido e trincerato dopo la fine dell’exploit salviniano e il consolidamento dell’egemonia meloniana, e Vannacci è sempre stato un corpo estraneo e mal digerito dallo zoccolo duro, in particolare al Nord. Il centrodestra fa bene a non sottovalutare il Generale e soprattutto ad evitare la polemica, che è l’arma più potente in mano a Vannacci e ad un partito che per ora non ha forse neanche più il nome.
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