Il silenzio distratto dell’Occidente
Il dramma dei bambini fantasma di Kiev, sono almeno 8.400 i minori deportati in Russia e ribattezzati…
Ogni guerra è vigliacca, disumana. Ma quella condotta contro l’infanzia ucraina toglie il respiro. Lunedì, davanti a Piazza della Scala a Milano, si è tenuto il presidio “Riportiamo tutti a casa”, per chiedere il rilascio dei bambini ucraini deportati in Russia. Tra i promotori dell’iniziativa: Azione, Italia Viva e Ponte Atlantico.
Mancano all’appello 8.400 bambini deportati in Russia
Li chiamano bambini fantasma: deportati, rinchiusi in campi, ribattezzati con nomi russi, privati della propria lingua e costretti a studiare su testi russi. Una violenza sistematica, che mira a cancellare la loro identità — uno sfregio alla storia e all’umanità. Secondo lo Yale Humanitarian Research Lab, nel report “Russia’s Kidnapping and Re-education of Ukraine’s Children”, risultano 1.236 bambini restituiti e 8.400 trasferiti in almeno 57 strutture tra Russia e territori occupati, sottoposti a programmi di “russificazione”.
In tutto, 210 strutture gestiscono attività di “integrazione” forzata e militarizzazione. Il portale ucraino “Children of War” documenta, nei territori controllati da Kyiv: 659 bambini uccisi, 2.180 feriti, 2.167 scomparsi e 46.708 ritrovati dopo una denuncia. L’associazione Bring Kids Back stima che siano circa 1,6 milioni i minori oggi sotto il controllo diretto della Federazione Russa — tra deportati, trasferiti con la forza e bambini che vivono nei territori occupati, esposti al rischio costante di essere sottratti alle famiglie.
“Siamo qui — ha dichiarato Federica Valcauda, di Europa Radicale — per gridare giustizia e verità. In Ucraina, nel cuore dell’Europa, da più di mille giorni si rapiscono bambini. E noi, europei e italiani, non possiamo continuare a contemplare la scena come turisti della tragedia. Non possiamo più accettare che, in nome della realpolitik o della prudenza diplomatica, si consideri la deportazione di un milione e seicentomila minori un effetto collaterale. Chiediamo alle istituzioni di agire, chiediamo all’Europa di aprire canali di restituzione e assistenza”. Nel silenzio distratto dell’Occidente, il pianto di quei bambini è una cicatrice che non si rimargina. Non sono solo “bambini fantasma”: sono la coscienza viva di un’Europa che non può più permettersi di chiudere gli occhi.
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