Dottor Guido Salvini, magistrato per più di quarant’anni, mai iscritto all’ANM. Nel lontano 2017, in tempi non sospetti, in un articolo suggerì un rimedio contro il correntismo, ovvero il sorteggio degli incarichi direttivi. Da dove nasceva quella proposta?
Era una proposta che costituiva un antidoto alla colonizzazione del CSM da parte delle correnti, che, tramite un ristretto numero di magistrati, governano la vita professionale di ciascuno. Era il sorteggio parziale degli incarichi direttivi, ambitissimi in particolare con riguardo ai vertici delle Procure. Incarichi da sempre decisi fuori dal CSM tra i capi delle correnti e qualche volta con i laici. Era un modo semplice per evitare forme di autopromozione e di protagonismo, selezionando una rosa ristretta di persone adeguate per un incarico e sorteggiandone una. Si sarebbe evitato il sorteggio degli appartenenti al Consiglio se si fosse adottato questo metodo. In alternativa si sarebbe potuto adottare un sistema con rotazione degli incarichi, per anzianità. Questo avrebbe da un lato annichilito il potere delle clientele e di indirizzo improprio politico giudiziario delle correnti, e, dall’altro, mantenuto un livello di professionalità idoneo. Ecco, a me ha impressionato che nessuno abbia raccolto la mia idea, pur non avendo ricevuto alcuna obiezione.

Quando esplode lo scandalo Palamara, l’ANM, su pressione del gruppo “anticorrente” dei 101, indice una consultazione tra i magistrati anche sul sorteggio, e 1.800 magistrati, pari ad oltre il 40% dei votanti, si esprimono a favore. Ma nulla accade.
Le correnti controllano tutto, anche le più piccole richieste (un trasferimento, un corso), lottizzano il consiglio, la scuola superiore, e tutto dipende dai capi corrente, già a livello di consiglio giudiziario, che andrebbe riformato quanto il CSM. La questione non è stata affrontata.

E ora, con la riforma costituzionale?
Si sta delineando uno scontro politico gigantesco, che costituisce un po’ l’atto finale dello scontro trentennale tra la politica e la magistratura. Uno scontro nel quale le forze politiche però sono addirittura in seconda fila rispetto all’ANM e la vera opposizione al governo, anche a livello comunicativo, è un’associazione privata come l’ANM, che sta finanziando la sua campagna elettorale come fa un qualsiasi partito politico, con centinaia di migliaia di euro. In questa battaglia di slogan, si ha poca attenzione per le conseguenze delle singole parti della riforma (sorteggio, Alta Corte disciplinare, divisione delle carriere con i due Csm). In questa battaglia ciascuno usa dei simboli, per attirare l’attenzione dei potenziali sostenitori, che poco hanno a che fare con la situazione attuale, e in cui entrambe le parti evocano le conseguenze apocalittiche del voto. Andremo a votare di fatto un referendum a favore o contro la magistratura. E noi non sappiamo che cosa accadrà; sappiamo che oggi l’art. 104 non viene modificato, che peraltro in molti Paesi in cui il pubblico ministero sarebbe in qualche modo controllato dall’esecutivo la magistratura indaga sulla politica (Francia, Spagna, Portogallo), ma all’opposto ci potrebbe essere un’eterogenesi dei fini, nel senso che, con la riforma, le procure potrebbero diventare una forza autonoma di superpolizia, che potrebbe avere più potere. Ma noi stiamo ragionando assolutamente sulle ipotesi, non c’è nulla di tecnico. Intanto, comunque all’inizio non cambierà nulla: i pubblici ministeri, che hanno fatto lo stesso concorso dei giudici, per trent’anni saranno ancora i medesimi. Dovremo stare alla finestra e vedere cosa accade, ma senza l’anima belligerante di oggi.

Ecco, noi avvocati penalisti, in questo scontro, ci siamo ritrovati con la nostra proposta, in cui non c’erano né il sorteggio né l’Alta Corte, e sulla quale in Parlamento si discuteva almeno da un anno, inserita in un contesto diverso. Ma della separazione delle carriere in sé cosa pensa?
Io vorrei capire innanzitutto cosa vuol dire separazione delle carriere. Non condivido l’idea di un accesso separato; studiamo le stesse materie, gli stessi codici, le stesse tecniche investigative, le stesse regole di giudizio. I colleghi di concorso non sono quelli con cui si stabiliscono rapporti di colleganza, li perdi di vista. Per quanto riguarda invece la gestione della carriera, concordo sul sorteggio, sulla necessità della divisione in due CSM, sull’Alta Corte disciplinare. Gli eventuali piccoli errori potranno essere corretti. Con l’Alta Corte si evita, giustamente, la giurisdizione domestica, ma non apprezzo il dominio dei magistrati di Cassazione, che sono i più lontani dalla vita ordinaria degli uffici. Andrà anche eliminata l’iniziativa disciplinare del Procuratore Generale per i giudici, che sarebbe assolutamente incoerente. Con riferimento ai due CSM diversi sono d’accordo, anche rispetto al rischio di interferenze sulla carriera dei giudici messe in atto dai pm. Negli ultimi anni, il presidente e il segretario dell’ANM, come tutti i magistrati più noti, sono quasi sempre stati pubblici ministeri benché i pubblici ministeri siano un numero molto inferiore.

Mi sembra quindi che nel merito lei sia d’accordo. In questo momento, nella campagna elettorale, sembra che l’unico tema sia l’indipendenza della magistratura rispetto alla politica, quindi il tema della indipendenza esterna. Resta in secondo piano il tema della indipendenza interna, che riguarda invece l’autonomia rispetto ai colleghi o ai capi. Lei ne parla molto nel suo libro uscito da poco, “Tiro al piccione”. La questione della indipendenza interna non passa però nel dibattito sul referendum…
È un tema che sfugge all’esterno, solo chi vive all’interno dei tribunali lo conosce. E sì, l’indipendenza interna del singolo giudice è minacciata dal fatto che la tua vita dipende dall’assegnazione a una sezione piuttosto che a un’altra, dalla possibilità di partecipare a un corso, dal rischio di un’azione disciplinare o di un trasferimento. All’interno di ogni tribunale, c’è una sorta di casta, di “cerchio magico”, composto di colleghi che vivono per andare a Roma, in un costante meccanismo di autopromozione e – mi dispiace dirlo – anche di ricerca di una clientela da soddisfare quando saranno eletti. I più importanti esponenti delle correnti spesso coincidono con i capi degli uffici. E si sente questa pressione, tu dipendi in tutto e per tutto da loro, qualche volta puoi essere anche portato a torcere qualche decisione per ingraziarti in qualche modo quelli che all’interno di un tribunale contano, perché la tua vita dipende da loro. Io questo l’ho sentito moltissimo a Milano. Indubbiamente, noi viviamo in ostaggio dei magistrati potenti, anche per la cosa più banale, dall’assegnazione della stanza, fino al concorso ad hoc quando c’è il posto libero che interessa. Io ho sentito molto il fatto di non essere aggregato a loro, nel lavoro solitario del magistrato, perché poi il potere giudiziario è la sentenza del singolo giudice. Io sono convinto che tantissimi, anche quando si decide di scioperare contro il governo, sono assolutamente contrari o disinteressati ma scioperano tutti perché “ti vedono”, mi spiego?

Si spiega benissimo. Chi vincerà secondo lei il referendum e come voterà?
Credo vincerà il Sì, perché il ciclo di vita dell’attuale governo non è certo concluso e, circostanza non indifferente per l’elettore medio, i magistrati si sono resi spesso antipatici. Se mi chiede cosa voterò, credo che la scelta più razionale e meno belligerante sia votare scheda bianca.

Con quello che ci ha detto, ci resta la speranza che cambierà idea a favore del Sì.

Valentina Alberta

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