Veneto profondo, provincia di Verona: il Consiglio Comunale, a San Bonifacio, poco prima di Natale si riunisce e approva una mozione per il riconoscimento dello Stato di Palestina. Sembrerebbe una mozione come tante, eppure con la sua approvazione si compie un curioso miracolo natalizio: estrema destra e sinistra d’amore e d’accordo, unite su un testo votato all’unisono. Ma c’è chi fa notare la gravità dei fatti: insorgono libdem e Associazione Italia Israele, che puntano il dito verso un testo nato dalla storica posizione di Forza Nuova, ovvero l’ipotesi di esistenza un solo stato nelle terre in cui vivono israeliani e palestinesi.

«La mozione approvata l’11 dicembre a San Bonifacio, con l’intento formale di riconoscere lo Stato di Palestina, è un atto di estrema gravità istituzionale e culturale», dichiarano Valeria Pernice, Responsabile Territoriale del Partito Liberaldemocratico, e Federica Iaria, Vicepresidente AIISE (‘Associazione Italia Israele Scaligero Estense). Un testo, spiegano Pernice e Iaria, in cui non si parla mai di due Stati, mai di coesistenza, mai del diritto di Israele a esistere in sicurezza. Insomma, un atto istituzionale fortemente sbilanciato, che nasce da una curiosa comunione d’intenti: destra e sinistra d’accordo nell’approvarlo.

La mozione, infatti, è stata presentata dal consigliere Maicol Faccini della lista civica Salviamo San Bonifacio, ed è stata approvata con 10 voti a favore e 6 astensioni, ottenendo anche il sostegno di alcuni esponenti del centro-sinistra. Faccin, insieme a Luca Castellini, è uno storico esponente di Forza Nuova. “Forza Nuova, storicamente, esclusivamente e coerentemente allineata alla battaglia antisionista, ancora oggi chiede l’esistenza di un solo stato: quello di Palestina”, ha commentato proprio Castellini, a margine dell’approvazione, rallegrandosi dell’appoggio giunto da sinistra: “La mozione è passata ed è stata votata anche a sinistra, a dimostrazione che la causa del popolo palestinese vittima di terrore e genocidio, non debba avere né colori politici né appartenenze di partito”. La mozione, infatti, ha ottenuto voto favorevole anche da parte di Annamaria Sterchele e di Antonio Verona, consiglieri eletti in liste civiche sostenute dal Partito Democratico.

Valeria Pernice evidenzia, inoltre, come il clima che si sta diffondendo attorno a questa mozione non possa essere considerato un semplice atto simbolico: «Qui non siamo davanti a un testo ingenuo o mal formulato. Siamo davanti a una narrazione che viene immediatamente rivendicata con orgoglio da figure dell’estrema destra come Maicol Faccini e Luca Castellini di Forza Nuova, che hanno salutato questa mozione come un passo verso la cancellazione di Israele. Se un atto istituzionale viene celebrato da chi predica apertamente l’eliminazione dello Stato ebraico, significa che quel testo è sbilanciato e pericoloso».
Pernice sottolinea che ciò che preoccupa non è solo il contenuto della mozione, ma la sua strumentalizzazione immediata: «Quando gruppi estremisti leggono in una delibera comunale la conferma delle proprie posizioni radicali, significa che quella delibera non è neutra. È diventata un veicolo di legittimazione per chi vuole alimentare odio e divisione».
Pernice denuncia anche il paradosso politico che sta emergendo: «È inquietante vedere come forze politiche agli antipodi, che non condividono nulla, finiscano per convergere solo sull’odio verso Israele. Quando gli estremi si incontrano su questo terreno, significa che siamo davanti a un fenomeno che non riguarda più la politica, ma la tenuta democratica del Paese».

Federica Iaria sottolinea come il testo approvato «non parli mai di due Stati, mai di coesistenza, mai del diritto di Israele a esistere in sicurezza». La mozione utilizza esclusivamente espressioni come “terra palestinese”, “occupazione”, “colonizzazione”, senza alcun riferimento alla legittimità dello Stato di Israele né alla minaccia rappresentata dal terrorismo di Hamas e dal suo obiettivo dichiarato: eliminare Israele. «Quando si parla solo di Palestina e mai di Israele – afferma Iaria – si sta implicitamente affermando che esiste un solo soggetto legittimo. E quando si definisce tutto il territorio come “occupato”, si sta negando il diritto stesso di Israele, Stato riconosciuto a livello internazionale e membro delle Nazioni Unite dal 1949».
Iaria richiama le definizioni dell’IHRA, adottate da oltre 45 Paesi, che distinguono la critica legittima da forme contemporanee di antisemitismo: negare al popolo ebraico il diritto a uno Stato o applicare a Israele standard non richiesti ad altri Paesi costituisce antisemitismo.
Iaria si rifà poi alle parole rilasciate in un’intervista da Luciano Violante, ex Presidente della Camera, giurista e massimo esperto di terrorismo: «Le scritte sulle sinagoghe, le intimidazioni, la criminalizzazione dell’identità ebraica non sono episodi isolati. Sono il prodotto di un clima che viene alimentato da parole irresponsabili. L’antisemitismo non emerge per caso: cresce quando si diffonde l’idea che Israele non abbia diritto a esistere e che gli ebrei siano un bersaglio politico».
Iaria inserisce inoltre il discorso nella realtà veronese, dove recentemente, per la festività ebraica di Hannukah, sono state dispiegate forze militari, di Polizia e Digos, cui si dichiara grata, ma che rappresentano il termometro del pericolo reale – e non solo percepito – del momento storico.

Iaria e Pernice concludono unanimemente con un appello alla responsabilità: «Non si può minimizzare. Se un atto istituzionale viene applaudito da chi sogna la fine di Israele, significa che è il momento di intervenire con chiarezza e fermezza, contro un’evidente impreparazione sull’argomento che diventa strumentalizzazione per dar voce ad antichi odi mai davvero sopiti».

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