Giornata intensa per la politica italiana, con il pacchetto sicurezza al centro delle tensioni tra governo, Quirinale e opposizioni. Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, è salito al Quirinale per un colloquio con il presidente Sergio Mattarella sul decreto e sul disegno di legge che il governo si appresta a varare.

Tra i temi ancora da limare, il fermo preventivo, lo scudo penale per le forze dell’ordine e la cauzione a carico degli organizzatori di manifestazioni. Secondo fonti parlamentari, il Capo dello Stato avrebbe presentato alcune modifiche, ricordando che la privazione della libertà deve rispettare la Costituzione e coinvolgere sempre la magistratura. Mantovano riferirà adesso le correzioni alla premier. Alcune norme, come il blocco navale e la cauzione, appaiono destinate a saltare, mentre lo scudo penale sarà riformulato per garantire parità di trattamento ai cittadini.

Al governo, il vicepresidente Matteo Salvini ha ribadito che la cauzione “non rientrerà nel decreto, ma va fatta entro la fine della legislatura”. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha annunciato di aver sventato attacchi hacker di matrice russa a siti del Ministero e a strutture legate a Milano-Cortina. Sul fronte interno, il ministro Matteo Piantedosi, intervenendo al Senato sugli scontri di Torino durante la manifestazione di Askatasuna, ha definito “indegna” l’idea che le violenze siano state organizzate o tollerate dal governo. Ha ribadito la necessità di introdurre un fermo preventivo efficace per isolare chi è noto per comportamenti violenti. Piantedosi ha invitato tutti gli attori istituzionali, politici e sociali a collaborare responsabilmente per garantire ordine pubblico e sicurezza dei cittadini.

Le opposizioni restano divise. Pd, M5S, Avs e Iv hanno sottoscritto una risoluzione unitaria che condanna le violenze, propone il rafforzamento dei presidi di polizia e il rientro degli agenti dai centri in Albania, ma esclude leggi speciali o interventi d’urgenza che limitino la libertà di manifestazione. Elly Schlein ha criticato le nuove norme come “liberticide”, accusando il governo di usare slogan e “bandierine” per coprire i fallimenti nella gestione della sicurezza, mentre Carlo Calenda ha rimarcato l’impossibilità di lanciare un messaggio unitario di sostegno alle forze dell’ordine a causa delle divisioni interne tra le opposizioni. La senatrice di Forza Italia e vicepresidente del Senato, Licia Ronzulli, ha sintetizzato così la posizione del suo partito: la sinistra “non vuole condannare i violenti”.
Il presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, ha criticato il governo per “sciacallaggio politico”, ricordando che negli anni del suo governo era stata dimostrata vicinanza concreta alle forze dell’ordine e insistendo sulla necessità di sicurezza reale per cittadini e comunità, non di propaganda.

In questo clima, i leader politici continuano a confrontarsi anche su altre emergenze, tra maltempo, gestione dei territori colpiti e sicurezza nelle città, a dimostrazione della complessità delle priorità legislative. La giornata ha messo in evidenza quanto sia difficile trovare un equilibrio tra tutela dei cittadini e rispetto dei diritti costituzionali. Il governo punta a inviare un messaggio forte sul fronte della sicurezza, ma le divergenze interne, le perplessità del Quirinale e le divisioni nell’arco parlamentare mostrano quanto la partita normativa sia delicata e aperta. Il prossimo Consiglio dei ministri sarà determinante per sciogliere i nodi ancora aperti e definire quali norme entreranno effettivamente in vigore. Nel frattempo, il dibattito politico continua a tenere alta l’attenzione sul tema della sicurezza, diventato terreno di scontro tra maggioranza e opposizioni e specchio delle tensioni istituzionali in corso.

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Classe 2002, mediatrice linguistica dalla penna obiettiva e tagliente. Sicula passata per l’Inghilterra, ma trapiantata a Siena. Appassionata di Palio, politica e polemiche.