Il ministro degli Esteri israeliano ha chiesto al Consiglio di Sicurezza e al Segretario generale delle Nazioni Unite di intervenire sulla situazione libanese. In particolare, con una lettera del 25 marzo, ha sollecitato l’adozione di provvedimenti rivolti alla condanna degli attacchi condotti contro i civili israeliani da parte di Hezbollah e alla designazione del gruppo filo-iraniano quale organizzazione terroristica. Ha poi chiesto che le autorità legittime libanesi siano richiamate all’osservanza dei propri obblighi di contrasto e neutralizzazione delle milizie terroristiche, e che la Repubblica Islamica dell’Iran sia chiamata a rispondere del sostegno e delle forniture belliche che garantisce a quelle formazioni.

L’Organizzazione delle Nazioni Unite – con la sostanziale complicità che la propria inerzia offre al tentacolo iraniano in Libano – interpreta il proprio ruolo di presunta interposizione legalitaria e umanitaria lasciando correre, per un verso, le violazioni di cui si rende responsabile Hezbollah e, per altro verso, trasformando in lettera morta il dovere del governo libanese di ripristinare la sovranità sul proprio territorio, divenuto il latifondo di uno dei più potenti eserciti terroristici del mondo.

Questa responsabilità onusiana è poi tanto più grave oggi, vale a dire nel momento in cui il regime iraniano è condannato per gli attacchi indiscriminati in cui si sta esercitando nei confronti di una pluralità di Paesi dell’area. Il Libano, in questo quadro, e proprio in forza dall’assenza di intervento della comunità internazionale, assume sempre più platealmente i tratti di una specie di zona franca, una riserva protetta per Hezbollah e un tavolo di carambola per l’Iran che conduce i suoi giochi destabilizzanti da quella piattaforma sottratta a qualsiasi controllo.

Anche in questo caso, non dovrebbe essere solo Israele a denunciare la situazione. Una comunità internazionale indifferente al lancio di centinaia di missili contro i civili israeliani dovrebbe comprendere che – giusto come Gaza nelle mani di Hamas – il Libano infestato da Hezbollah non è più un problema soltanto per lo Stato ebraico, ma per tutta la regione. La realtà è che il mantenimento in efficienza di una pertinenza iraniana al confine di Israele provoca le conseguenze più gravi e vaste che ormai denunciano anche molti Paesi arabi, i quali appaiono più lungimiranti di queste Nazioni Unite raggomitolate nella propria dannosissima irrilevanza.