Israele
La prepotenza musulmana sfida i Paesi europei
La sottomissione è alle porte? Quello che undici anni fa lo scrittore Michel Houellebecq proiettava come possibile realtà, nel suo impietoso romanzo “Sottomissione”, sembra stia accadendo oggi. Non è soltanto nei Paesi totalitari che la vita delle donne e il buon senso si scontrano con l’ottusità della religione. Anche in Occidente accadono eventi che sembrano perfetti acceleratori di insofferenza e rigetto. A Birmingham, il consiglio municipale ha proibito l’esposizione della bandiera britannica, la cosiddetta “Union Jack”, quella con le tre croci di Sant’Andrea, San Giorgio e San Patrizio, per “tutelare la sicurezza pubblica e la coesione della comunità”. Qualcuno potrebbe obiettare che Birmingham è la seconda città più popolosa del Regno Unito e che è posizionata al centro dell’Inghilterra. Ma il sindaco Zaker Choudhry e circa il 30% della popolazione, musulmana come lui, si sente offesa nella propria fede da una bandiera con tre croci. Quindi nel Regno Unito non si può esporre la bandiera del Regno Unito.
A Parigi un gruppo di turisti indù ha preteso che nella loro visita alla Tour Eiffel non fossero presenti inservienti donne. Cioè la loro testimonianza religiosa non può giustificare il fatto che ci siano donne libere che lavorano individualmente fuori casa. All’inizio pare abbiano provato a soddisfare questa richiesta alquanto singolare, tanto che di lì a poco il personale di servizio al monumento più famoso di Francia è sceso in sciopero, per contrastare il fatto. La Tour Eiffel è stata chiusa! Nello Stato canadese del Quebec la legge 21 vieta l’uso del velo negli impieghi pubblici. Contro questa norma da tempo si sono levate le proteste delle comunità musulmane che hanno pure prodotto materiale di promozione dell’hijab che mostra alcune donne velate che sono avvocate, medici, architette e la scritta “la nostra fede non danneggia la nostra professionalità”. E così si chiede l’abolizione delle leggi che tutelano la laicità dello Stato.
Nella città metropolitana di Venezia la comunità bengalese, fortemente impiegata nel settore turistico, alberghiero, del commercio al dettaglio e della cantieristica, ha minacciato di bloccare la città con uno sciopero, perché non è ancora stato autorizzato il progetto di un centro di culto islamico. I luoghi di culto islamici sono molto diffusi in moltissime città italiane. Attorno a essi si costituiscono comunità di musulmani che, secondo norma e coscienza, rispondono primariamente alla legge coranica e soltanto in subordine alla legge italiana e solo se non in contrasto con la Sharia. Per esempio, a Genova-Cornigliano il muezzin chiama alla preghiera cinque volte al giorno, la prima chiamata estiva è prima delle 4 di notte, per la gioia degli abitanti del quartiere… Sono piccoli assaggi di conquista.
Sempre lo scrittore Houellebecq ci informa in “Sottomissione” che quando si fanno accordi con le comunità islamiche per alcune loro “libertà” di culto, non si tratta di concessioni minime. La sostanza di tali concessioni è la teoria della “Sharia di minoranza”. Vale a dire lo Stato europeo, o la città italiana, o il quartiere fa una apertura verso l’Islam per governare il processo di una possibile integrazione, ma l’Islam non si integra, l’Islam deborda per la qualità totalitaria del suo dettato e del suo credo. Il Corano è portatore di verità, chi non lo riconosce è kafir, infedele.
Le donne non hanno molta fortuna nemmeno in Italia. A oggi i dati del sito del Viminale numerano 34 assassinii di donne, di cui si specifica che 26 sono vittime di omicidio volontario e 8 registrate sotto il delitto di femminicidio. Invece in Iran le gemelle Rahimi, ventenni, sono da oltre quattro mesi nelle carceri di Isfahan, torturate, picchiate e stuprate. Una è condannata a morte; l’altra a 25 anni di carcere. Tempo fa avevano avuto l’ardire di scendere in strada per manifestare contro il regime liberticida e oppressore degli ayatollah e dei Pasdaran. “Chi controlla i bambini controlla il futuro”.
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