La Russia è disposta a trattare sull’Ucraina (almeno a parole). Ma per farlo, Mosca non vuole che la base del negoziato sia la controproposta europea partorita dal summit di Ginevra. Il consigliere del Cremlino per la politica estera, Yuri Ushakov, è stato chiaro. “A prima vista, il piano europeo è totalmente controproducente e non fa per noi”, ha dichiarato il funzionario russo. E per Ushakov, il punto di partenza potrebbero essere solo “numerose disposizioni” del piano americano. Una scelta prevedibile. Perché la bozza statunitense fatta circolare prima dell’incontro in Svizzera appariva molto incline alle istanze russe. Fin troppo, a detta dei leader europei e del presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Tanto che hanno cercato di convincere Donald Trump e i suoi più alti funzionari a rivedere alcune clausole per evitare che le trattative per l’accordo di pace si trasformassero in quelle per una resa incondizionata di Kyiv.

Il piano in 19 punti

La situazione appare ancora complessa e imprevedibile. Il primo viceministro degli Esteri ucraino, Sergiy Kyslytsya, ha riferito al Financial Times che esiste un nuovo documento di 19 punti, redatto da Stati Uniti e Ucraina, ma con alcuni elementi più sensibili che dovranno essere decisi da Trump e Zelensky. “Il piano in 28 punti, così come tutti lo vedevano, non esiste più – ha confermato il consigliere del capo dell’Ufficio del presidente ucraino, Oleksandr BevzAlcuni punti sono stati eliminati, altri sono stati modificati. Non un solo commento da parte ucraina è rimasto senza risposta”. E se è attesa almeno una telefonata tra i due leader, non è ancora chiaro se invece è prevista anche una prossima visita di Zelensky alla Casa Bianca.

La prossima visita di Zelensky alla Casa Bianca

Il presidente ucraino, che ieri ha sentito al telefono il presidente del Consiglio europeo, António Costa, è convinto di poter ammorbidire The Donald. Il sostegno dell’Europa, apparso chiaramente durante gli incontri a Ginevra, è stato fondamentale per dare ossigeno a un governo fiaccato dalla guerra ma anche dallo scandalo corruzione. Ma Kyiv sa che la strada è in salita. E lo scoglio che ha paralizzato il piano ideato dagli Usa e dalla Russia riguarda un tema fondamentale: la cessione dei territori. Vladimir Putin non ha dubbi: l’idea dei 28 punti, cioè quella di riconoscere alla Russia non solo i territori occupati, ma anche le regioni del Donbass non invase, è quella preferita dal Cremlino. Per Zelensky e i capi di Stato e di governo europei si tratta invece di una condizione impossibile da digerire, perché significherebbe premiare l’invasione di Mosca e punire gli sforzi ucraini per difendere città e villaggi anche a costo di enormi sacrifici.

Le trattative sono lunghe

I prossimi giorni potrebbero essere decisivi. Anche se ormai è chiaro che la data fornita da Trump per arrivare a un accordo, cioè il Giorno del Ringraziamento, appare un obiettivo irrealizzabile. Le trattative sono lunghe, la situazione sul campo ancora difficile da cristallizzare, con Pokrovsk ancora al centro della furiosa offensiva delle forze russe. E se il Cremlino ha ribadito che qualsiasi piano dovrà essere rivisto da Kyiv, da Washington, da Bruxelles ma soprattutto da Mosca, per il tycoon è opportuno anche capire quali saranno le altre carte da giocare in vista del negoziato. Una di queste, oltre alle minacce di nuove sanzioni per la Russia o ulteriori avvertimenti all’Ucraina, potrebbe essere puntare sulla Cina. Ieri Trump ha sentito il suo omologo a Pechino, Xi Jinping. Secondo la stampa cinese, il leader del Partito comunista “ha sottolineato che la Cina sostiene tutti gli sforzi profusi per la pace e auspica che tutte le parti continuino a ridurre le loro divergenze e a raggiungere un accordo di pace equo, duraturo e vincolante il prima possibile per risolvere questa crisi alla radice“. E Pechino, che rappresenta il vero grande partner di Mosca, può essere fondamentale nel convincere Putin ad ammorbidire le sue posizioni. Oppure a irrigidirsi, proprio nella consapevolezza che la Cina, ma non solo, rimane dalla sua parte.