Dopo il voto
L’Italia è il Paese di Pinocchio: ogni riforma è invisa al popolo, ma soprattutto alle élite
Ci sono storie e personaggi che evadono dai libri in cui sono nati e prendono un posto vivo nel mondo. Quasi alla stregua di un mito, essi diventano paradigma di una cultura e di una società. Sto pensando a un personaggio universale, il prototipo “robotico” di un alieno. Sto pensando a Pinocchio, il protagonista del romanzo di Carlo Collodi, un burattino di legno a cui cresce il naso quando dice una bugia. E in Italia, quando si fa sera e il mondo volge verso lo scuro, molti nasi cominciano ad allungarsi…
Le bugie degli slogan fini a sé stessi
Questo romanzo, con tutte le sue vicende e i suoi personaggi, è stato spesso adottato per descrivere, oltre al protagonista, alcuni caratteri umani, come il buon padre anziano e lavoratore, la donna magica e principesca, l’amico fannullone e buono a nulla. Insomma, Collodi ci ha regalato una storia esemplare con caratteri eterni. E se analizziamo anche rapidamente l’imbastitura narrativa e la costruzione dei personaggi possiamo senza dubbio vedere delle similitudini con l’Italia nel suo complesso. Siamo un Paese che in politica (cioè nella sfera massima dell’agire collettivo e della produzione di senso sociale), come Pinocchio, vive sulle bugie degli slogan fini a sé stessi, buoni per un tornaconto immediato e personale. Siamo un Paese di cuore che vede ancora la donna come una Fata Turchina bifronte, madre e oggetto del desiderio. Siamo un Paese di pancia che non ama cambiare e – come Lucignolo – non apprezza il sapere, ma desidera il gioco. Il Paese Italia arriva a certe soluzioni soltanto in via emergenziale, e sempre col cuore e con la pancia, raramente con la testa. Infatti, tra i due bestsellers ottocenteschi, quello che ha vinto la sfida col tempo non è stato il libro Testa di Paolo Mantegazza, ma il libro Cuore di Edmondo De Amicis.
E, per tornare a Collodi, proprio la pancia della balena rappresenta la società che ci mangia, ci logora e ci risputa fuori. Dopo questa esperienza di lurida e acida digestione non possiamo far altro che adeguarci e riconnetterci alla tradizione patria: nel solco del padre Geppetto, tutto resta come prima, in onore alla famosa frase del Gattopardo. Siamo il Paese in cui ogni cambiamento e ogni riforma è invisa al popolo, ma soprattutto alle élite. Noi italiani non arriviamo alla maturità per atti di consapevolezza razionale, ma soltanto tramite la Fata Turchina e Lucignolo, cioè col cuore e con la pancia. Il Grillo Parlante ci sta antipatico. E infatti lo prendiamo a martellate!
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