Esteri
Macron pensava alla Francia come il cuore pulsante dell’Europa. Ma il suo sogno si è spento subito
Nel mondo in trasformazione, nella corsa sfrenata alla potenza, nella ricerca costante di una posizione di assoluta centralità, la Francia si trova ad arrancare. Pur partendo da una posizione di forza, dal ruolo di potenza nucleare, coloniale e globale, Parigi mai come oggi colleziona sconfitte in Africa, delusioni in Europa e divisioni interne, che certo non smussano la storica diffidenza, e il sospetto delle cancellerie del Vecchio Continente.
L’unico scenario in cui sembra tenere il passo è l’Ucraina, ma pur ritagliandosi un ruolo primario stenta ad imporre una linea che trovi una cooperazione ampia e non limitata alla sola Gran Bretagna, l’unico paese che apparentemente sostiene le ambizioni francesi sul continente europeo in chiave antirussa. Lo stesso “scudo nucleare” promosso dal Presidente Macron è caduto nel vuoto, ignorato da un Europa che diffida della Francia, ma soprattutto del suo Presidente, oramai segnato da un’inesorabile data di scadenza politica e costituzionale, inciampato per hybris nelle ire del Presidente degli Stati Uniti e costretto ad osservare l’Italia assumere sempre un ruolo maggiore soprattutto in quell’Africa da cui la République è stata scacciata e sostituta in gran parte dalla longa manus di Mosca. Sul piano militare tutti i piani volti ad egemonizzare l’Unione Europea e l’avveniristica quanto utopistica difesa comune si sono rivelati un buco nell’acqua, con la consapevolezza che il riarmo tedesco minerà ancora di più il ruolo francese. Quello che Macron immaginava come il secolo francese anche se sotto le mentite spoglie di un europeismo di facciata si sta rivelando un incubo politico e strategico.
Se il buongiorno si vede dal mattino, i segnali erano visibili da tempo e solo venivano celati sotto la tradizionale patina propagandistica d’oltralpe, e l’accelerazione brusca degli eventi ha finito per mostrare tutta la debolezza di un paese e di un uomo che si immaginava alla guida dell’Europa contro la Russia a est e in parte in chiave emancipatoria da Washington a ovest. Dopo l’uscita di scena della Merkel e con i carrarmati russi verso Kyiv, Macron ha pensato che la Francia potesse essere il cuore pulsante di un’Europa che coltivasse le sue stesse ambizioni, ha visto in quel vuoto l’opportunità di imbastire la sua egemonia. Ma il sogno di Macron, il sogno dell’élite da lui coltivata e organizzata, si è spento subito.
I fattori di questo fallimento sono diversi e hanno origini diverse, ma gli ultimi recenti colpi incassati dalla Francia portano la firma di Roma e Berlino. La volontà di esserci di Roma e la voglia di riscatto tedesca hanno eroso lentamente le ultime speranze francesi. L’improbabile fino alla vigilia “patto” tra Roma e Berlino, benedetto da Trump si è dimostrato fatale per i cugini d’oltralpe. Di più l’astio di Trump per Macron e il “sospetto” aleggiante negli occhi del cancelliere Merz hanno definitivamente segnato un cambio di passo, che ha nel progetto super “caccia” solo un paragrafo di una storia molto più lunga e complessa. Berlino teme Parigi ma non Roma, sapendo che le ambizioni italiane vanno a sud al mare e non cuore di un Europa di cui la Germania è intenzionata ad essere barriera e custode a est. Perché la Germania si è risvegliata e non veste più i panni del contabile, ma è tornata a quelli che sente propri, quelli della potenza militare. Ma anche questa è una storia che speriamo di vivere proiettati in avanti e non nell’ennesima analessi storica.
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