Mille interviste fra il 9 e il 16 settembre, e il Monitor Ixè ha dato all’area riformista un numero su cui ragionare. In eventuali primarie Mario Calabresi starebbe fra il 48 e il 53 per cento, Pierfrancesco Majorino fra il 30 e il 36, Anna Scavuzzo fra l’8 e il 10. Majorino lo conoscono tre milanesi su quattro; di Calabresi si fida il 68 per cento, diciotto punti più del rivale. Vale quel che vale un sondaggio fatto prima che la campagna cominci, con un’affluenza ipotizzata fra quaranta e sessantamila persone. La campagna comincia il 22 ottobre, quando Majorino presenterà la candidatura. Ha 53 anni, è stato assessore alle Politiche sociali con Pisapia, conosce la macchina comunale e ha il sostegno di Elly Schlein. Calabresi ha detto “io ci sono” e non ha ancora formalizzato. In corsa, o quasi, anche Emmanuel Conte per LaCivica, Lorenzo Pacini, Tommaso Goisis e Carlotta Cossutta.

Sulle primarie le posizioni sono note. Le chiede l’Arci, con una nota del 24 settembre. Le considera inevitabili Beppe Sala, che ha già fatto sapere di non voler appoggiare nessuno. I partiti dell’area riformista, invece, vanno ciascuno per conto suo. Azione teme una conta fra apparati e non esclude di presentarsi da sola. Più Europa, che nel 2021 era in lista con Azione e Italia Viva senza eleggere consiglieri, le primarie le accetta e guarda a Calabresi “con interesse”. A livello nazionale la “casa riformista” di cui parla Marianna Madia è ancora un progetto, e il tentativo di una nuova Margherita si è fermato per strada.

In questo quadro merita attenzione una proposta che Giorgio Gori ha fatto per le eventuali primarie nazionali: doppio turno, con più candidati al primo. A Milano avrebbe effetti pratici. Ognuno potrebbe misurarsi senza sentirsi accusare di disperdere voti, e il vincitore non uscirebbe con un terzo dei consensi. Chi arriva al ballottaggio, poi, dovrebbe andare a cercare i voti degli esclusi, cioè fare prima quello che una coalizione larga gli chiederà dopo. Azione avrebbe una ragione in meno per restare fuori. I tempi sono stretti. Se si vota a fine inverno le regole vanno scritte in autunno, e un comitato di dodici “saggi” ci sta già lavorando. Portare il doppio turno a quel tavolo costa poco, e darebbe all’area riformista una proposta da firmare insieme.