Ambrogio
Milano San Siro, a che punto è il nuovo quartiere
Per vendere il Meazza, Milano ha usato anche un argomento nobile: con quei soldi avremmo finalmente rimesso in piedi il quartiere che sta dietro lo stadio. Nelle ultime settimane la promessa sembrava evaporata tra le pieghe di un Rapporto ambientale, con i 40 milioni di compensazione inghiottiti dai costi delle opere. La vicesindaca Anna Scavuzzo l’ha recuperata con una scelta semplice: al posto di oneri ancora da contrattare con i club, i 73 milioni già incassati dalla vendita, da destinare al quartiere con una delibera del Consiglio comunale. La compensazione dipendeva da conti che le stesse carte mostrano già lievitati; i soldi della vendita, invece, sono in cassa.
È la risposta giusta, e va sostenuta. Il quartiere però ha imparato a diffidare delle cifre: in vent’anni ha visto stanziare ottanta milioni, in buona parte rimasti sulla carta, mentre Regione e Comune si rimandavano la palla. La partita adesso si gioca sui tempi. La delibera deve arrivare in aula in questo mandato, prima che la campagna elettorale congeli ogni decisione.
Con San Siro comincia un viaggio di Ambrogio nei quartieri della città, che chiuderemo mettendo sul tavolo dei candidati quello che avremo raccolto. Mentre i partiti scelgono i nomi, proviamo a dire di cosa dovrà occuparsi chi vincerà. A San Siro, prima di tutto, di trasformare quei soldi in cantieri, con un responsabile e un cronoprogramma che i residenti possano controllare. Palazzo Marino ha fatto la prima mossa; il resto toccherà a chi verrà.
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