L’AfD deve governare, deve essere Ulrich Siegmund a guidare la Sassonia-Anhalt. Sarebbe un grave errore politico impedire a quasi metà degli elettori di avere il proprio presidente; ne hanno diritto. È la democrazia. Ed è questa la prima ragione, ma non la sola. Ci sono due ulteriori motivi che indicano la strada del fare coincidere il Paese legale col Paese reale, senza ricorrere a trucchi e artifizi per eludere il voto dell’elettore che è sempre legittimo, fino a prova contraria (che in questo caso non esiste): sarebbe pure un irrimediabile sbaglio far credere che i consensi siano stati “fabbricati “ da una potenza straniera o da chissà quale Spectre.

Un motivo essenziale è che archi costituzionali, cordoni sanitari, conventio ad excludendum, in questo caso forse nemmeno possibili, hanno un problema: non funzionano. Di norma, non eliminano ma incrementano le crisi di consenso che attaccano gli establishment: eccitano nell’uomo della strada fantasie complottistiche o, molto più semplicemente, sul piano della psicologia diffusa, il “tutti contro uno” suscita simpatie verso il più debole, il reietto, il “paria”, l’emarginato, persino nell’elettorato che non ha votato per il partito “accerchiato”, come una sorta di reazione di protezione. Dietro la storia della destra parlamentare italiana per molti anni si è registrata questa istintualità; persino nella scelta di Giorgia Meloni di auto-confinare la propria comunità politica nel recinto dell’opposizione rispetto al governo-arca, di tutti e di nessuno, guidato da Mario Draghi è scattato questo sentimento solo apparentemente irrazionale. Lo stesso vale per il Rassemblement National di Marine Le Pen e Jordan Bardella, che ha aumentato consensi e “alleabilità” da una elezione presidenziale all’altra.

L’altra, più conducente questione, è la necessità di mettere alla prova chi viene votato sulla base di idee, proposte, suggestioni che pagano sempre pegno rispetto ai contrappesi al governo di un Land: la Costituzione tedesca, i trattati europei, il governo federale, le risorse necessarie per attuare i propri programmi. La lotta all’immigrazione illegale o il progetto di recuperare i divari che separano i Lander dell’ex Germania dell’Est rispetto a quella dell’Ovest, richiedono molti anni e sarà difficile riuscire a ottenere subito risultati concreti sul piano delle differenze del reddito pro-capite, della ricchezza immobiliare, dei salari dei lavoratori. Ciò a maggior ragione per un Land di poco più di due milioni di abitanti. Per non parlare della tesi di mettere gli alunni disabili in “classi differenziali”: un passo all’indietro che sbatte contro la sensibilità contemporanea. Impossibile tornare indietro.

Insomma, mettere alla prova della cultura di governo e della maledetta praxis, nel cui camino finiscono molte promesse che contengono i libri dei sogni di tutte le formazioni radicali ed estreme, è l’unica strada politica e forse anche etica per prendere le misure rispetto alla gridata “onda nerissima” e all’“uomo più pericoloso” della Repubblica Federale Tedesca. Vediamo che sanno fare, come se la cavano. O cambiano e si cambiano, o falliscono. Forse il problema si potrebbe risolvere da solo. In ogni caso, la soluzione passa per il realismo, non per fare branco contro.