Cultura
Minacce ibride, gli Usa di Trump contro la Nato?
Il volume, curato da D’Arrigo e De Filippo, fa luce sulle sfide del nostro tempo per l’Occidente
A un anno dalla rielezione di Donald Trump alla Casa Bianca, “Minacce ibride” (Paesi Edizioni) si presenta come uno dei contributi più solidi e critici per comprendere il nuovo disordine internazionale. Curato da Francesco D’Arrigo, direttore dell’Istituto Italiano di Studi Strategici “Niccolò Machiavelli”, e Tommaso Alessandro De Filippo, ricercatore e analista, il volume non si limita a descrivere il secondo mandato trumpiano, ma ne analizza le implicazioni strategiche, economiche e politiche per l’Europa e per l’intero spazio euro-atlantico nell’attuale scenario.
Un volume imponente, quasi mille pagine, che non concede sconti, ma che ha una tesi chiara: con il secondo mandato Trump, gli Stati Uniti hanno smesso di essere il pilastro dell’ordine occidentale e si stanno trasformando in un attore imprevedibile, guidato da una miscela di opportunismo strategico e disprezzo per la diplomazia multilaterale. Un Paese disposto anche a ridefinire alleanze storiche e narrazioni consolidate in nome di interessi particolari.
Ma nel testo non c’è solo Trump. Il libro è infatti una monumentale sismografia delle principali sfide del tempo presente per l’Europa e l’Occidente. Dall’Artico al Medio Oriente, dalla propaganda alla sicurezza. In questo quadro il concetto di “minaccia ibrida” costituisce l’asse portante dell’opera. La guerra vera si è fatta anche psicologica, cognitiva, transmediatica. Un assedio in cui le autocrazie, specie Cina e Russia, lanciano una sfida a tutto campo ai nostri interessi e valori occupando gli spazi delle società aperte occidentali contro i propri creatori. In questo quadro, l’America First e il movimento MAGA, hanno generato una rottura sistemica tra le due sponde dell’Atlantico, utilizzando metodologie ibride e non solo per perseguire i loro scopi e avviare una svolta nazionalista tanto a livello internazionale quanto a livello interno. Un obiettivo che è perseguito tramite una leadership business oriented e spregiudicata che è disposta anche a ridefinire sistemi e alleanze in nome di una concezione transazionale dell’interesse americano. I principali teatri di crisi – dall’Ucraina al Medio Oriente – sono letti come laboratori di questa nuova fase.
Agli occhi degli autori appare particolarmente problematica, del resto, l’ipotesi di una “pace TrumPutiniana”, che rischierebbe di legittimare solo l’aggressione russa e di compromettere il diritto internazionale. L’Ucraina diventa così il simbolo di una vulnerabilità europea più ampia, in un contesto in cui le garanzie collettive sembrano progressivamente dissolversi. In quest’ottica l’Europa emerge come il vero terreno di scontro: ricca, fragile, divisa, dipendente e impreparata. La NATO, un tempo pilastro intoccabile della sicurezza occidentale, appare parallelamente sempre più come uno strumento assediato, esposto a scenari di ridimensionamento, di conflitto o crisi strutturali.
Arricchito da preziosi contributi, “Minacce ibride” non offre soluzioni consolatorie. Fornisce però strumenti preziosi per comprendere una realtà nuova e inquietante: quella di una solitudine strategica globale degli occidentali causata proprio dal nuovo corso statunitense. Un monito con cui si può non concordare, ma sui cui non si può non riflettere.
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