Esteri
Minneapolis non è un caso. La democrazia USA soffre
Al suo esordio, la torsione autoritaria della seconda amministrazione Trump si è manifestata quasi esclusivamente nello scontro tra l’organo esecutivo e quello giudiziario. Con i “fatti di Minneapolis” ci troviamo di fronte alla sua proiezione più cruda sul piano istituzionale. Il tycoon newyorkese ormai mira apertamente alla creazione di una “presidenza imperiale”, come la definì lo storico Arthur Schlesinger Jr più di mezzo secolo fa.
In questo senso, la scelta del Minnesota per affermare lo strapotere della Casa Bianca non è casuale. Come ha scritto Arnaldo Testi, esperto in materia americana, si tratta di uno Stato che vanta una storia secolare di movimenti progressisti di cui è espressione il Democratic-Farmer-Party (Dfp), affiliato al Partito democratico nazionale. È erede, anche nel nome, di una tradizione di partiti laburisti urbani e agrari legati ai sindacati. Oggi il Dfp controlla il governo statale, esprime il governatore e ha la maggioranza in entrambe le Camere. Ha varato leggi che prevedono libertà di scelta sull’aborto, uso ricreativo della marijuana, tutela dei diritti Lgbt, controlli su chi acquista armi, accesso quasi gratuito all’istruzione superiore, welfare generoso per i lavoratori.
Tutta la leadership istituzionale e di partito è la fotografia di un melting pot etnico e politico. Il governatore Tim Walz (nel 2024 candidato alla vice presidenza con Kamala Harris) è di discendenza tedesca e svedese, cattolico convertito luterano. La vice governatrice, Peggy Flanagan, è una nativa di nazionalità Ojibwe. Il sindaco di Minneapolis, Jacob Frey, implacabile accusatore delle brutali violenze della polizia anti-immigrazione, è ebreo ashkenazita. La deputata locale al Congresso, Ilham Omar, è immigrata somala musulmana.
Alle elezioni presidenziali del 2024, infine, il Minnesota ha votato democratico come sempre nell’ultimo mezzo secolo. A questo punto, la domanda è se la sofferente democrazia americana possa reggere questo urto. È difficile rispondere. Forse ne sapremo di più alle elezioni di midterm del prossimo novembre.
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