«Se le sue condizioni di salute glielo avessero consentito, Beppe Frigo sarebbe stato in prima fila con noi in piazza Cavour per far conoscere al Paese la verità sulla prescrizione». Gian Domenico Caiazza, presidente dell’Unione delle camere penali, ne è convinto. Giuseppe Frigo, che dei penalisti è stato uno storico leader prima di essere eletto giudice della Corte costituzionale, è scomparso a 84 anni a Brescia domenica scorsa, proprio all’indomani della chiusura della maratona oratoria organizzata dagli avvocati contro la riforma Bonafede che cancella la prescrizione dopo il primo grado di giudizio. Una mobilitazione durata una settimana che ha richiamato a Roma, davanti alla Corte di Cassazione, mille penalisti da tutta Italia, attirando l’attenzione della politica e dei media. «A Frigo sarebbe piaciuta enormemente», dice Caiazza, che lavorò fianco a fianco con lui quando Frigo lo nominò portavoce dell’Unione camere penali. Intervistato da Radio Radicale sulla sua scomparsa, lo descrive come un uomo di principi fortissimi: «Era sempre pronto all’ascolto ma sui principi non negoziabili esprimeva una durezza di convinzioni che non ti saresti aspettato». E a proposito di durezza cita lo scontro, nel 1998, con l’allora presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro.

«Ci qualificò come simili ai terroristi», racconta Caiazza, quando i penalisti proclamarono una settimana di astensione «per lanciare un grido di allarme a seguito di una sentenza della Corte costituzionale che a nostro avviso, e senza alcun dubbio, stravolgeva lo spirito accusatorio del nuovo processo penale. Frigo rispose di non riconoscersi in quel capo dello Stato. Fu uno scontro senza precedenti». L’Unione delle camere penali ha affidato a una nota il proprio omaggio a Frigo: «La storia pubblica dell’Avvocato Professore è quella del valentissimo professionista che ha massimamente onorato la toga del difensore, del Maestro di procedura penale che ha prodotto studi sapienti e ha attivamente collaborato alla riforma del codice penale di rito accusatorio del 1988, del Giudice della Corte costituzionale che per molti anni ha rappresentato una delle anime più sensibili in difesa dei principi fondanti del giusto processo».

«Per noi però – sottolineano i penalisti – Giuseppe Frigo è stato prima di tutto lo strenuo militante dell’Unione delle Camere Penali Italiane della quale fu presidente dal 1998 al 2002. Furono quelli gli anni della battaglia perché i principi del giusto processo fossero scolpiti nella Costituzione repubblicana. Il nostro Paese deve a lui quella feconda intuizione alla quale un legislatore attento, nella veste di Costituente, diede corso. Fu un percorso non semplice e non facile, un confronto tra anime culturali diverse che Giuseppe Frigo seppe condurre con la forza dell’argomentazione in nome dei principi fondanti del sistema accusatorio», ricordano. «Il Parlamento lo elesse giudice della Corte costituzionale con larghissima e trasversale maggioranza, così a lui riconoscendo proprio quel ruolo. In tempi recenti la malattia lo ha tormentato, ma fino all’ultimo non ha fatto mancare affetto e sostegno alle battaglie dell’Unione. La sua figura è esempio della nobiltà della toga ed esortazione all’impegno di tutti noi e delle generazioni future, che con orgoglio custodiremo nel nostro album di famiglia», concludono i penalisti.