Dodici quadri “viventi” sulla Natività, che vedono protagoniste 40 detenute di 9 nazionalità, in cui, al termine di un percorso didattico, il carcere femminile di Pozzuoli ha voluto sintetizzare tradizione popolare, religiosità e anche il paganesimo. Si chiama “… e la Stella indicò la via” il “presepe vivente” frutto di un itinerario multietnico in cui viene esaltata la creazione di costumi con tecnica seamless, ossia abiti senza cuciture, e sonorità popolari napoletane con quelle orientali ed africane.

Un progetto andato in porto anche con il supporto dei docenti della scuola. “La rappresentazione del presepe è stata aperta per la prima volta al pubblico cittadino per far vivere le emozioni della natività all’interno di un carcere”, ha detto la direttrice della casa circondariale, Carlotta Giaquinto. “Un luogo inusuale – ha spiegato la dirigente – ma che abbiamo voluto aprire per valutare quanto la gente fosse vicina al carcere”.

E la risposta dei cittadini è stata positiva: tutte le giornate delle visite, infatti, sono sold out. “Questo ci conforta – conclude Giaquinto – e conferma la scelta di rompere con gli schemi tradizionali con l’obiettivo di cercare l’integrazione del carcere con il territorio”. Numerosi sono, infatti, i progetti avviati, tutti finalizzati a favorire il reinserimento delle donne nel circuito lavorativo.