Annunciando che avrebbe mobilitato l’esercito per proteggere gli ebrei, Theo Francken, il ministro della Difesa belga, qualche giorno fa sentiva l’esigenza di spiegare che tutti i cittadini devono sentirsi sicuri. Ma, ebrei a parte, non esistono cittadini a rischio di sicurezza per ciò che sono. Non esistono in Europa, ebrei a parte, minoranze minacciate che occorre proteggere con le armi. La dichiarazione di quel politico fiammingo denunciava dunque, senza dichiararla, la verità odierna dell’Europa che fu della Shoah: i cittadini ebrei, teoricamente uguali agli altri, sono in realtà cittadini diversi dagli altri. Perché se fossero uguali agli altri non avrebbero bisogno di essere protetti dai soldati.

Le opinioni pubbliche europee, i giornali dell’Europa in cui gli ebrei non sono più cittadini uguali agli altri, apprendevano la notizia con discretissima noncuranza. Non faceva impressione il fatto che nel 2026 fosse necessario schierare l’esercito a protezione di quella minoranza, superstite di una popolazione sostanzialmente estinta. E non smuove le coscienze collettive europee vedere che ora, in attuazione di quell’annuncio, le sinagoghe, le scuole, i quartieri e i luoghi di aggregazione ebraici in un Paese al centro d’Europa sono presidiati da militari. Non fa impressione che non sia possibile fotografare quelle strade, quei luoghi di culto, quelle case, quei negozi, senza che l’obiettivo inquadri un uomo armato posto a proteggerli.

Il fatto è che quei soldati non si frappongono a realtà estranee, ma alla violenza e alle minacce tutte domestiche che ne rendono necessario l’intervento. E società costrette a proteggersi in questo modo da sé stesse sono avviate a perdersi, come già si persero tempo fa. La circostanza che non esista sulla faccia della terra una sinagoga sgombra di Forze dell’ordine dovrebbe costituire un problema meno per gli ebrei – ormai abituati alla scena – che per le città obbligate a sopportarsi in quel ruolo di realtà inospitali e pericolose. Ma non è così. Non è un peso, per le società in cui gli ebrei cessano di essere cittadini come gli altri, sapere che i diritti costituzionali di questa minoranza sono di fatto revocati. E che per simularne una parvenza di effettività occorrano i soldati. Perché a questo siamo: la legge uguale per tutti non basta più a proteggere gli ebrei. A quelle norme svuotate si è sostituita una specie di normalità antisemita.