Esteri
Nigeria, pioggia di missili Tomahawk. Perché Trump ha colpito la “feccia terroristica dell’Isis”
Il secondo mandato di Donald Trump ha diversi fi li conduttori. Uno di questi è di certo quello di mantenere le promesse con i suoi nemici. Rappresaglie o attacchi annunciati prima con post sul social Truth, poi con dichiarazioni di fuoco, poi con veri e propri avvertimenti attraverso lo spostamento delle forze armate. E alla fine, si colpisce. Era accaduto in Siria dopo l’attacco dello Stato islamico in cui erano stati uccisi due soldati americani e un interprete. E così è avvenuto nella notte tra il 25 e il 26 nel nord-ovest della Nigeria, dove sono piovuti una decina di missili Tomahawk lanciati da una nave Usa nel Golfo di Guinea.
Trump colpisce la “feccia terroristica dell’Isis”
Nelle ultime settimane, il presidente degli Stati Uniti aveva più volte affermato che gli attacchi ai cristiani dovevano terminare il prima possibile. Il governo di Abuja aveva respinto le accuse sul presunto lassismo, ribadendo l’impegno contro il terrorismo islamico. Ma per Trump (in questo sostenuto dal mondo evangelico Usa e dal blocco Maga) il dossier-Nigeria è soprattutto un tema di difesa della cristianità. Subito dopo avere ordinato l’inizio dell’operazione, The Donald ha scritto su Truth che era stato sferrato “un attacco potente e letale contro la feccia terroristica dell’Isis nel nord-ovest della Nigeria, che ha preso di mira e ucciso brutalmente, principalmente cristiani innocenti, a livelli che non si vedevano da molti anni, persino da secoli”. “Avevo già avvertito questi terroristi che se non avessero smesso di massacrare i cristiani, avrebbero pagato un prezzo altissimo, e stasera è successo”, ha continuato il presidente degli Stati Uniti, “sotto la mia guida, il nostro Paese non permetterà al terrorismo islamico radicale di prosperare. Che Dio benedica le nostre forze armate e Buon Natale a tutti, compresi i terroristi morti, che saranno molti di più se continueranno a massacrare i cristiani”.
Perché Trump ha colpito la “feccia terroristica dell’Isis”
I toni di Trump, soprattutto sui social, sono noti. Ma la sostanza dell’attacco certifica il desiderio del presidente Usa di non lasciare che le minacce siano considerate parole vuote. Il ministro degli Esteri nigeriano, Yusuf Tuggar, ha confermato che gli attacchi di Washington sono stati effettuati in stretto coordinamento con Abuja e con il placet del presidente Tinubu. Ma questo raid mette in luce come l’America First di Trump si stia ormai trasformando in una sorta di “America Alone” in cui più che l’isolazionismo sembra prevalere la volontà di agire da soli. Il marchio di fabbrica di Trump sembra essere l’immediatezza, la rapidità d’esecuzione, anche una certa semplificazione. E questo appare chiaro anche dall’attacco nello stato di Sokoto. La Nigeria combatte da anni contro gruppi estremisti, in larga parte eredi o vicini a Boko Haram. L’Isis ha creato una sua provincia dell’Africa Occidentale nel nord-est della Nigeria (quindi non nell’area attaccata dal Pentagono). E secondo molti esperti, in realtà il raid avrebbe colpito la milizia Lakurawa, legata a una visione fondamentalista dell’islam, e non i campi dello Stato islamico nel Sahel.
I tre risultati ottenuti da Trump
Il punto però è che non tutti valutano questo fenomeno terroristico come qualcosa di orientato all’uccisione dei soli cristiani. In Nigeria, così come in altri Paesi della regione, gli scontri tra fazioni, le violenze e le stragi di civili sono spesso il frutto di lotte di potere, di guerre per il controllo delle terre, soprattutto tra pastori e agricoltori. Il jihadismo è spesso il collante ideologico di bande di predoni e milizie che colpiscono indiscriminatamente le comunità religiose di un Paese di 240 milioni di abitanti. Molti arrivano anche da altri Paesi limitrofi . Ma con questo bombardamento, Trump ha ottenuto tre risultati. Ha fatto capire al mondo Maga e ultraconservatore Usa di essere quello di sempre. Ha messo in chiaro alla comunità internazionale e ai suoi nemici di potere colpire ovunque e in qualsiasi momento (avvertendo così anche altri obiettivi anche più vicini, su tutti il Venezuela di Nicolas Maduro). E ha ricordato a tutti che lo Stato islamico rimane il suo principale nemico su scala globale, fornendo così assist anche a tutti gli alleati che lottano contro il fenomeno terroristico.
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