Economia
Perché la patrimoniale può essere inefficace e controproducente
Una patrimoniale non può essere introdotta dall’oggi al domani, senza un’infrastruttura solida che le permetta di funzionare. Nei grandi patrimoni, una componente fondamentale della ricchezza è costituita da attività finanziarie come azioni, obbligazioni, quote di fondi e partecipazioni in imprese. A differenza degli immobili, molti di questi capitali possono essere trasferiti con un clic presso intermediari esteri, anche in centri offshore. Possono inoltre essere utilizzati come garanzia per ottenere prestiti e finanziare altri investimenti, amplificando attraverso la leva i rendimenti potenziali, ma anche i rischi.
Spostare i capitali non significa automaticamente sottrarli al Fisco, perché una patrimoniale può colpire anche le attività estere dei residenti italiani. Ma tra il diritto di tassare e la capacità di riscuotere c’è un passaggio decisivo. Occorre conoscere quei patrimoni, sapere a chi appartengono davvero e quanto valgono. Senza questa capacità, l’imposta rischia di essere inefficace e persino controproducente. Qui entriamo nel cuore della finanza globale. Non è corretto sostenere che i governi ignorino tutti i capitali detenuti all’estero. Lo standard OCSE prevede già lo scambio automatico annuale di informazioni finanziarie tra i Paesi partecipanti. Ma non esiste ancora una fotografia completa dei patrimoni individuali. Società interposte, trust e catene di partecipazioni possono renderne difficile la ricostruzione. La tutela della riservatezza è legittima; quando protegge l’occultamento della ricchezza, diventa opacità fiscale. Questa opacità non è sempre un incidente. Per alcune giurisdizioni rappresenta una leva competitiva, insieme ai vantaggi fiscali, per attrarre capitali. È un sistema che va combattuto e cambiato.
Serve quindi uno sforzo diplomatico importante. Almeno tra i Paesi che consideriamo alleati, a partire dal G7, dobbiamo rafforzare la condivisione delle informazioni finanziarie di individui e imprese. Un perimetro più ampio della sola Unione europea, capace di coinvolgere i principali centri finanziari e di esercitare pressione sulle giurisdizioni meno cooperative. Non sarà semplice. Anche tra gli alleati esistono interessi radicati. Basti pensare alla rete di territori d’oltremare e dipendenze della Corona legati al Regno Unito. Con ruoli e regole differenti, diversi di questi territori sono importanti centri della finanza offshore. Il passaggio britannico da impero coloniale a potenza finanziaria globale impone anche una riflessione su questa eredità. Recuperare sovranità su un capitalismo sempre più globale richiede anche questo confronto. Servono comunicazioni automatiche, moduli uniformi e criteri condivisi per aggiornare ogni anno i valori delle attività e identificarne i titolari effettivi. Informazioni da scambiare tra amministrazioni fiscali, rafforzando il coordinamento internazionale già esistente in sede OCSE.
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