L'€conomista
Risparmio e assicurazioni: a guidare le scelte dei clienti sono protezione e fiducia
In una fase in cui volatilità dei mercati, instabilità geopolitica e pressione economica stanno ridefinendo il rapporto tra italiani e risparmio, il vero cambio di paradigma non riguarda soltanto dove si investe, ma cosa oggi viene percepito come valore. Il 70% degli italiani considera le soluzioni assicurative di investimento più adeguate a salvaguardare il capitale rispetto ai prodotti finanziari tradizionali. Non è semplicemente una preferenza di prodotto, ma il segnale di uno spostamento più profondo: la protezione torna a essere una variabile economica centrale, quasi quanto il rendimento, dentro una stagione in cui il risparmio cerca equilibrio tra sicurezza, costi e affidabilità. È da qui che parte la survey “Value for Money” realizzata da Deloitte su 2.000 investitori italiani.
L’82% degli intervistati giudica adeguato il rapporto tra costi e benefici della propria polizza, mentre l’84% si dichiara soddisfatto del rendimento. Più che semplici indicatori di gradimento, questi numeri raccontano un rafforzamento strutturale del ruolo assicurativo come presidio patrimoniale dentro un contesto più incerto. Non più soltanto investimento, ma risposta a una domanda crescente di stabilità economica. Dentro questa trasformazione pesa sempre di più la consulenza. Una volta su cinque viene indicata come primo driver nella scelta, mentre quasi la totalità la percepisce come valore aggiunto concreto, soprattutto per chiarezza su costi, benefici e rischi. Solo il 37% sarebbe disposto a rinunciarvi per ridurre i costi. È il segnale che, nella complessità finanziaria, il fattore umano continua a rappresentare una leva economica decisiva. Anche i canali distributivi lo confermano: oltre il 65% di chi attribuisce valore prioritario a solidità della compagnia e brand reputation continua a preferire agenzie e istituti bancari ai canali digitali. Quando il prodotto riguarda protezione del capitale, la relazione resta ancora parte integrante del valore percepito.
Da questa base di mercato si è sviluppato l’evento dell’8 maggio a Roma, che ha spostato il tema del “Value for Money” dal piano della fotografia statistica a quello più strategico della governance di sistema. Il passaggio più rilevante non riguarda infatti soltanto la compliance normativa, ma la progressiva trasformazione delle direttrici IVASS sulla Product Oversight & Governance in una possibile leva industriale. Non solo regole per aumentare trasparenza, ma strumenti per ridefinire la coerenza tra prodotto, target e bisogni reali. Si inserisce qui anche la riflessione di Giancarlo Fancel, Country Manager & CEO di Generali Italia: «Il POG non rappresenta per noi solo un adempimento formale, ma uno strumento strutturale per assicurare coerenza tra le caratteristiche dei prodotti, il target market e le esigenze reali delle persone».
Non è una distinzione secondaria. Perché il vero spartiacque, oggi, non sembra più essere semplicemente quanto costa un prodotto o quanto promette, ma quanto riesce a dimostrare valore reale dentro una relazione di lungo periodo. È qui che il “value for money” smette di essere una formula regolatoria e diventa la misura con cui il settore assicurativo proverà a trasformare l’incertezza economica in fiducia competitiva. In un’Italia sempre più esposta a instabilità sistemiche, la vera partita non si giocherà esclusivamente sulle performance, ma sulla capacità dell’industria di rendere protezione, trasparenza e consulenza una nuova infrastruttura economica della fiducia.
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