Politica a 5 cerchi
Polemiche biglietti Olimpiadi, Belluno reintroduce i ticket ordinari: i diritti dei residenti calpestati
Ci si è – giustamente – indignati davanti alla storia del bambino lasciato a terra sulla linea 30 tra Calalzo di Cadore e Cortina d’Ampezzo, perché in possesso di un biglietto ordinario e non di tipo “olimpico”, cioè quello maggiorato recentemente emesso da Dolomiti Bus S.p.A. (un’impresa di autotrasporti privata, partecipata dalla Provincia di Belluno). S’è parlato – e a ragione – di “umanità mancata”. Non s’è parlato – e a torto – di cattiva regolazione: quella che consente a un grande evento di riprezzare un servizio quotidiano, facendo pagare ai residenti il prezzo disegnato per i visitatori.
In vista di Milano Cortina 2026 la linea è stata potenziata e, per un periodo definito (23 gennaio-17 marzo 2026), è stata introdotta una tariffazione speciale. L’impianto, nelle ricostruzioni, ruotava attorno a un biglietto giornaliero “da evento”, indicato come ticket da 10 euro valido 24 ore sull’intera tratta, e a una disciplina che riduceva o escludeva l’uso dei titoli ordinari. La logica economica è chiara: più domanda, più corse, più costi; il prezzo mira a coprire il potenziamento e a governare la congestione. Il difetto è che, se non separa in modo credibile visitatori e residenti, la disponibilità a pagare dei primi diventa il conto dei secondi.
Il cortocircuito nasce perché il trasporto locale, su certe tratte, non è un mercato contendibile. Il residente è un consumatore captive: non può cambiare operatore e non ha sostituti efficienti. In questo contesto il prezzo non è più un segnale, diventa una tassa implicita. Non stupisce che, dopo il clamore, siano arrivati correttivi: la Provincia di Belluno, con atto del 31 gennaio 2026, ha reintrodotto i biglietti ordinari a fascia chilometrica accanto al ticket giornaliero e ha previsto un fondo di rimborso, destinato ai residenti non abbonati che avevano dovuto acquistare i biglietti giornalieri. La società di trasporti ha addirittura sospeso l’autista eccessivamente zelante. Ma il punto è che, in assenza di concorrenza, l’antidoto è scrivere (bene) le regole: informazione comprensibile e un titolo residenti a prezzo protetto, acquistabile senza frizioni.
Un grande evento è un contratto, né più, né meno: la comunità mette a disposizione un asset scarso, il territorio, e in cambio deve poter negoziare benefici e ripartizione dei costi. Se la rendita dell’evento viene estratta senza protezioni automatiche per i residenti nell’accesso ai servizi essenziali, l’Olimpiade cessa di essere una leva di sviluppo e diventa una redistribuzione al contrario, in cui il capitale dell’evento incassa e il residente finanzia. Il parallelismo con Milano è inevitabile. Anche lì l’attrazione di grandi capitali è stata celebrata come successo in sé; quando la politica locale non negozia da pari a pari, il valore creato si concentra e i costi di adattamento ricadono sui residenti sotto forma di prezzi e accessibilità. In montagna la frattura è immediata: un biglietto diventa un confine. In città è più lenta, ma non meno reale.
Se vogliamo che lo sviluppo derivante dai grandi eventi, dalle infrastrutture strategiche, dalle trasformazioni urbanistiche generi crescita e benessere per tutti, bisogna riportare la discussione sul terreno dello scambio: chi beneficia dell’extra-domanda deve sopportarne i costi marginali, mentre ai residenti va garantita continuità nei servizi di base, anche con sistemi di adeguamento locale. Perché ciò accada, la politica deve essere libera e forte (e – aggiungo – competente). Vi ricorda qualcosa?
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