I mass media, scritti e parlati, si occupano di Taranto quasi esclusivamente per il processo di deindustrializzazione che la sta travolgendo. La città è isolata dal resto della Puglia da uno sciopero dei sindacati, la cui lotta è contro la chiusura dell’acciaieria. Lo stabilimento siderurgico è arrivato a un punto di non ritorno: oggi produce soltanto con l’altoforno 4, due milioni di tonnellate l’anno. Una cifra irrisoria per quella che un tempo era la più grande acciaieria d’Europa.

L’accusa

Ma Taranto non è solo la crisi siderurgica. Accadono altri fatti gravi di cui la stampa nazionale non si interessa, lasciandoli alla cronaca locale. Nell’ultima settimana di campagna elettorale, due esponenti politici – un parlamentare e un consigliere regionale – sono stati raggiunti da avvisi di garanzia: l’onorevole Vito De Palma e il consigliere regionale Di Cuia. La vicenda giudiziaria riguarda Forza Italia e si riallaccia alle elezioni politiche del 2022. Un’inchiesta che scoppia alla vigilia delle elezioni regionali del 23 e 24 novembre non può non far pensare a una bomba a orologeria. È un’espressione logora, certo, ma qui calza a pennello. La Procura – come si dice – ha fatto trenta e avrebbe potuto fare trentuno: avrebbe potuto, cioè, notificare quegli atti dopo il voto, evitando il clamore mediatico. Così non è stato, e la foto del Pm campeggia sulle pagine dei quotidiani pugliesi. L’accusa mossa ai due politici è di brogli elettorali nelle ultime politiche. Avrebbero alterato, semmai fosse vero, l’esito degli scrutini alla Camera nella sezione 54 di Taranto, alterando, di conseguenza, anche la composizione dell’assemblea regionale pugliese.

L’indagine

Secondo l’indagine, cinque componenti del seggio – anche loro indagati – avrebbero attribuito voti di Fratelli d’Italia alla lista di Forza Italia, compilando verbali e tabelle con numeri ritenuti falsi dal Pm: 52 voti a FdI e 213 a FI. I dati sarebbero stati scambiati a danno di un candidato del collegio plurinominale Foggia–BAT, favorendo invece il candidato del collegio Puglia 03 Taranto–Altamura. In definitiva, sarebbe stato eletto alla Camera Vito De Palma al posto di Marcello Lanotte, il cui esposto – a un anno e mezzo dalla fine della legislatura e a pochi giorni dall’apertura dei seggi elettorali – ha portato il Pm a chiudere l’indagine sollevando ipotesi di induzione in errore di pubblici ufficiali e falso ideologico. Dall’elezione di De Palma sarebbe derivata anche la posizione di Massimo Di Cuia nel Consiglio regionale pugliese, subentrato proprio al consigliere eletto a Roma.

Un caso tutto da verificare

Il caso è tutto da verificare: la difesa dei due indagati presenterà memorie e, se necessario, chiederà di essere ascoltata. Entrambi rigettano le accuse: “Non è farina dei nostri sacchi”. Secondo la Procura, Di Cuia avrebbe indotto in errore la Corte d’Appello di Bari presentando un’istanza basata sui dati riportati nei verbali e nelle tabelle di scrutinio. Ma parliamo di un collegio di tre magistrati che ha deciso sulla base degli atti. Nelle carte emerge anche che il querelante avrebbe dichiarato di aver avuto accesso alle sezioni in questione, circostanza che invece non risulta dalle indagini. Nel frattempo, la gogna mediatica ha fatto il suo corso: come le tricoteuses della Rivoluzione francese, ha messo in enorme difficoltà il candidato Di Cuia. Lo scontro è tutto interno alla famiglia di Forza Italia, dove il “fuoco amico” è stato acceso per fini più politici che giudiziari. Alla vigilia del referendum sulla separazione delle carriere, la Procura di Taranto ha voluto far sentire la propria presenza, intervenendo – verrebbe da dire – a gamba tesa.