Non è un atto giudiziario, ma una rappresaglia politica
Putin si fermi, giù le mani dal giudice Aitala
Oggi difendiamo un magistrato. In tutto e per tutto. Perché nessuno può permettersi, dopo aver fatto strame del diritto internazionale, di unire la beffa al danno e perseguire in giudizio chi la giustizia cerca di applicarla. E lo facciamo senza ambiguità, pur difendendo un giudice di quella stessa Corte penale internazionale che, in un’altra occasione, si è piegata a logiche populiste e ideologiche colpendo il premier israeliano Benjamin Netanyahu, colpevole – anche in quel caso – di aver espletato il proprio mandato.
Non essendo pervasi dalla stessa furia ideologica, non rispondiamo con lo stesso linguaggio. Non ci accodiamo alla delegittimazione selettiva. Diciamo invece, nel modo più chiaro possibile, che la condanna in contumacia inflitta dal tribunale di Mosca al giudice italiano Rosario Aitala è un attacco inedito, inaudito e strumentale alla giustizia internazionale. Non è un atto giudiziario, ma una rappresaglia politica. La “colpa” di Aitala è aver svolto il suo lavoro e aver firmato, insieme ad altri otto colleghi, la decisione della CPI che ha portato al mandato di arresto contro Vladimir Putin. Colpire i giudici per intimidire la Corte significa tentare di paralizzarne l’azione.
C’è inoltre un elemento del tutto nuovo e inquietante: è la prima volta che la giustizia russa, mostrando apertamente di essere sottomessa al potere politico, prende di mira direttamente un cittadino italiano, chiedendone l’arresto internazionale. Le nostre autorità hanno il dovere di difendere questo magistrato — e di farlo senza tentennamenti — perché qui non è in gioco un nome, ma la tutela dei cittadini, l’indipendenza della giurisdizione e il rispetto delle regole comuni. Lo sa bene il Quirinale. «E’ in atto una aggressione contro l’Unione europea, e in generale contro l’occidente per metterne in discussione i valori di democrazia e libertà». A dirlo, senza mezzi termini, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ieri alla conferenza delle ambasciatrici e degli ambasciatori riuniti alla Farnesina dal ministro degli Esteri Antonio Tajani.
Il Presidente ha parlato senza citarli esplicitamente dei giudici della Corte penale internazionale condannati da Mosca: “Assistiamo oggi alla pretesa di imporre punizioni contro giudici delle Corti internazionali per le loro funzioni di istruire denunce contro crimini di guerra, a difesa dei diritti umani, in definitiva a difesa dei popoli del mondo: sono pretese di un mondo volto pericolosamente indietro, al peggiore passato. Un mondo che si presenta rovesciato e contraddittorio».
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