Giustizia
Referendum sulla giustizia, dal PSI un sì ragionato
Il PSI ha scelto di dire un SI’ ragionato al referendum sulla riforma dell’ordinamento giurisdizionale, nel solco della migliore tradizione riformista, garantista e libertaria, e in continuità e coerenza con la posizione già presa in occasione del referendum sulla separazione delle carriere del giugno 2022.
Il SI’ dei socialisti è, però, ben distinto, e molto distante, da quello di chi pensa di trasformare il referendum in una spedizione punitiva nei confronti della magistratura. Questa logica va respinta con fermezza, perché rischia di seminare gravi tensioni nei rapporti tra poteri costituzionali. Certo, altrettanta pacatezza e moderazione nella conduzione della campagna referendaria va chiesta anche all’ANM, per scongiurare il grave rischio che la magistratura diventi agli occhi degli utenti della giustizia un ordine corporativo e fazioso. E dunque, non si tratta di dare voce a risentimenti vecchi e nuovi, ma di ragionare sulla riforma, verificare se risponde al dettato costituzionale, se migliora l’impianto del processo penale, se accresce le garanzie per i cittadini. La natura stessa dell’istituto referendario postula che la risposta a questi interrogativi sia il più possibile libera e consapevole, basata su una valutazione di merito delle nuove norme, che, come tale, non può e non deve essere condizionata dal richiamo all’ortodossia delle appartenenze.
I padri costituenti vollero che sulle modifiche della nostra Carta fondamentale il popolo sovrano avesse la possibilità di dire l’ultima parola, e tuttavia, se le urne dovessero rispettare, con un automatismo coatto, l’equilibrio degli opposti fronti parlamentari, la consultazione ben poco avrebbe senso. A non considerare che se nel passato fosse prevalso il rigido intruppamento ideologico o confessionale, difficilmente si sarebbero potute difendere conquiste di civiltà come il divorzio o l’interruzione volontaria della gravidanza. Va poi contrastata la vulgata secondo cui la riforma – che pure mostra aspetta discutibili, e che sconta il limite del mancato contraddittorio in sede parlamentare- rappresenti un pericolo per l’integrità della Costituzione. Si sente troppo spesso invocare il “patriottismo costituzionale”, senza che però vengano indicati, neanche per approssimazione, quali precetti della Costituzione risulterebbero violati.
Non di certo l’art.111, che fu riscritto nel 1999 appositamente per sancire il principio secondo cui il “giusto processo” si svolge nel contraddittorio fra le parti in “condizioni di parità” e davanti a un giudice “terzo ed imparziale”. Non siamo allora al cospetto di un disegno eversivo, ma piuttosto di misure intese a dare completa attuazione alla norma costituzionale e alla stessa riforma che nel 1989 portò all’adozione del rito accusatorio nel processo penale. La carriera unica aveva un senso quando c’era il processo inquisitorio, quando il magistrato faceva due parti in commedia, e riassumeva in sé, allo stesso tempo, le funzioni di accusatore e di giudice. Un retaggio dell’epoca fascista, un residuato della concezione etica dello Stato, cancellato dalla riforma Vassalli.
Neanche è corretto affermare che la vittoria dei sì al referendum comporterà una limitazione dell’autonomia della magistratura e una sua subordinazione al potere politico. Chi si affida a questi argomenti, che non trovano alcun riscontro nell’impianto normativo, punta solo a suggestionare la pubblica opinione agitando improbabili spauracchi. E’ vero, invece, che il nuovo testo dell’art.104 della Costituzione estende le garanzie di autonomia e indipendenza da ogni altro potere anche alla funzione requirente. E dunque, se prima l’autonomia e l’indipendenza dei pubblici ministeri era regolata dalla legge ordinaria, ora è tutelata direttamente dalla Carta Costituzionale. In conclusione, l’auspicio è che un sereno confronto di merito sulla novella legislativa prevalga sulla strategia della disinformazione, aiutando gli italiani a partecipare e a decidere con piena maturità democratica.
*Responsabile Giustizia Avanti PSI
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