Alla ricerca di un parere
Remunerazione dei circuiti energetici, Arera non parla
Calenda e Zollino avevano sollevato il tema della profittabilità dei gestori delle reti, ma l’Autorità non ha ancora espresso pareri
Noi consumatori seguiamo un po’ disorientati lo scambio per mezzo stampa tra il segretario di Azione e il presidente dell’associazione che raggruppa gli operatori energetici Elettricità Futura.
In un corrosivo articolo a firma di Carlo Calenda e Giuseppe Zollino, responsabile energia di Azione, si è acceso un faro sull’ipotizzata eccessiva profittabilità dei gestori delle reti: rispettivamente Terna per la trasmissione, e E-Distribuzione società del gruppo Enel che concentra l’85% della distribuzione, il resto essendo frammentato tra molteplici Spa e municipalizzate. Come parametro di confronto vengono presi i margini (ricavi meno costi) da 2 fino alle 3,5 volte maggiori di quelli dei loro omologhi francesi e tedeschi. Per rafforzare l’impatto, gli autori indicano come la redditività operativa di E-Distribuzione sia addirittura superiore a quella della griffe del lusso Hermès.
Pronta la bacchettata di Gianni Vittorio Armani presidente di Elettricità Futura, il quale in sintesi risponde che Calenda e Zollino non conoscono quello di cui parlano. Armani sostiene che gli indicatori di marginalità usati da Calenda e Zollino per denunciare presunte eccessive rendite non hanno senso per valutare la redditività delle attività di trasmissione e distribuzione. Queste sono attività ad alta intensità di capitale investito, quindi il vero parametro è il ritorno sugli investimenti. Armani afferma una cosa corretta, ma nella sua risposta si guarda bene dal dirci quanto sia l’effettivo ritorno sugli investimenti di Terna e di E-Distribuzione (magari a confronto con altre aziende di settore europee). Invece chiosa che i clienti pagano poco (ma l’accusa era che le aziende guadagnano troppo) e tira in ballo altri confronti fuori luogo (la nazionalizzazione di EdF dovuta agli eccessivi costi del nucleare, non attinente però con le reti).
L’impressione che se ne ricava è quella di un dibattito non molto istruttivo tra chi, pur sollevando un tema importante, conosce poco la materia e tra chi la conosce ma mira a confondere le acque. Se la stoccata di Azione pecca di approssimazione, gli va riconosciuto di aver posto l’attenzione su una questione dirimente e sottaciuta da tutti: dai legislatori ai decisori politici. Legittima l’autodifesa del settore ma invece di affastellare informazioni contrastanti, basterebbe rispondere alla domanda: ogni euro investito quanto profitto genera? Certamente non spetta agli spettatori sugli spalti decidere se c’è rigore o no. Per questo c’è l’arbitro. Viene quindi da chiedersi come mai non si esprima l’Autorità per l’energia, organismo super partes, istituito 28 anni fa e preposto esattamente a questo: definire quale sia il giusto livello di remunerazione delle reti energetiche. Come consumatore, come cittadino, ci aspettiamo e anzi pretendiamo un parere dal collegio di Arera in prorogatio fino a dicembre.
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