L’intelligenza artificiale non è più una promessa lontana: per molte imprese italiane è già una realtà concreta e operativa. Lo confermano i dati di una Ricerca realizzata da Intesa Sanpaolo e università Luiss Guido Carli, secondo la quale il 18,6% delle aziende ha già strutturato soluzioni IA, con un interesse in forte crescita guidato dal riconoscimento del suo valore strategico, e quasi una su due (43%) segnala già un miglioramento dell’efficienza operativa.

E siamo soltanto all’inizio. L’impatto dell’IA sui processi aziendali è destinato a crescere ulteriormente nel prossimo futuro con effetti rilevanti sul fatturato che si stima fino al 30% in aumento, e sui costi che potranno ridursi del 17% nei prossimi 3 anni. Accanto allo sviluppo tecnologico, le imprese stanno puntando sul rafforzamento delle competenze: 8 su 10 investiranno in percorsi formativi specifici nei prossimi tre anni e il 42% lo farà in collaborazione con le università. Tra le competenze trasversali necessarie, quelle digitali giocano un ruolo centrale per il 62% delle imprese.

Alla luce di questi dati, per le imprese italiane l’intelligenza artificiale rappresenta un’opportunità strategica, ma la sua reale efficacia dipende dalla capacità di ripensare processi, ruoli e competenze secondo il modello del lavoro ‘aumentato’, in cui l’IA affianca e potenzia il contributo umano. Per questo, le competenze trasversali, come la creatività, lo spirito critico, la capacità di leggere i contesti, di costruire alleanze e fare network, così come un uso consapevole di digitale e IA o la capacità di comunicare concetti complessi in modo chiaro, sono da considerarsi centrali nell’affrontare la trasformazione tecnologica. Emerge, inoltre, l’importanza di sviluppare modelli collaborativi tra imprese e università, creare ecosistemi virtuosi, per costruire una formazione flessibile, accessibile e integrata basata sulla multidisciplinarietà, in cui le tecnologie siano messe al servizio delle imprese, della responsabilità e della crescita sostenibile, con al centro sempre la persona.

Il vero cambiamento passa, infatti, dalla capacità di formare persone che abbiano l’ambizione di governare l’innovazione e la rivoluzione digitale e non solo di “subirla”. E questo vale a maggior ragione per le aziende che, come Graded, offrono servizi di ingegneria orientati all’efficienza energetica, dove l’IA rappresenta già oggi un potente acceleratore con diversi ambiti di applicazione: dalla gestione intelligente degli edifici e dei consumi energetici all’ottimizzazione dei processi industriali attraverso digital twin e simulazioni, dalla manutenzione predittiva con sensori e algoritmi all’analisi di sostenibilità e riduzione della carbon footprint. Con l’Intelligenza Artificiale, l’ingegnere del futuro diventa regista dei dati e delle decisioni: da un lato lavora meno alle attività ripetitive, ma dall’altro avrà la possibilità di liberare tutta la propria creatività, unita a competenze di visione strategica e sostenibilità.

La vera sfida, dunque, non è solo tecnologica, ma prima ancora organizzativa e di governance: la priorità è accompagnare questa transizione con formazione, regolamentazione ed etica condivisa, affinché l’automazione non diventi esclusione, ma strumento di emancipazione.
Ed è proprio per inseguire questo modello – coltivando l’ambizione di diventare un riferimento nella evoluzione della nostra attività quotidiana, un benchmark per il nostro settore – che abbiamo da poco lanciato in azienda, in collaborazione con la società Data Masters, un Corso di formazione sull’IA aperto a tutti i dipendenti e i collaboratori del gruppo. Il nostro obiettivo è non solo formare i collaboratori, avvicinandoli alla materia dell’Intelligenza Artificiale, ma anche renderli parte attiva della trasformazione digitale dell’azienda, partendo proprio dalle competenze più datate e meno coinvolte nelle procedure digitali. In Graded siamo entusiasti di questo nuovo capitolo e siamo pronti a raccogliere la sfida per contribuire a costruire un futuro più sostenibile e innovativo per l’Italia e per il nostro settore.

Vito Grassi

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