Il ministro Pichetto Fratin ha di recente annunciato di voler modificare il decreto Fer2 sull’eolico offshore. L’intenzione è accelerare nell’assegnazione delle aste e, al tempo stesso, proporre alla Commissione Ue interventi per identificare tariffe distinte per le due tecnologie di eolico offshore su fondazioni fisse e galleggianti. Il decreto Fer2 è stato approvato ad agosto 2024, dopo quattro anni di iter, e prevede una tariffa unica di 185 €/MWh, inferiore rispetto a quella precedentemente assegnata (205 €/MWh). Ne abbiamo parlato con Fulvio Mamone Capria, Presidente di Aero, l’associazione di categoria che riunisce 63 imprese operative nel settore.

Presidente, voi avete detto di essere soddisfatti dell’iniziativa del Mase, ma avete anche sottolineato che l’intervento appare “tardivo”. Perché?
«Finalmente l’eolico offshore è stato messo al centro dell’attenzione del governo. Tuttavia, non possiamo non segnalare il ritardo di almeno un anno e mezzo dalla pubblicazione del decreto Fer2».

Questo cosa comporta?
«È un ritardo sull’avvio delle aste e, a distanza di tre anni dal lavoro compiuto con la Commissione Ue ci si accorge che la tariffa assegnata all’eolico offshore di 185 euro megawattora è una tariffa unica. Questa cosa si sapeva. È stata concordata con la conferenza Stato-Regioni e trasmessa alla Commissione europea per giustificare i costi più alti dell’eolico a fondazione fissa nell’Alto Adriatico, dove siamo a 12 miglia dalla costa (distanza oltre la quale la fondazione fissa è antieconomica, Ndr)».

Quindi cosa diciamo al Ministro Fratin?
«Diciamo bene, ma muoviamoci subito. Il Mase deve coinvolgerci subito per ridefinire una tariffa che possa migliorare la nostra competitività. L’eolico galleggiante è una grande sfida italiana. Questo non vuol dire non rendere giustizia e dignità agli impianti a fondazione fissa previsti nell’Alto Adriatico, che hanno costruito il loro business plan su una tariffa che ora si tenta di cambiare. Serve equilibrio, intelligenza, ragionevolezza e pochissimo tempo».

Cosa succederebbe se non venissero rispettati i tempi?
«Le imprese potrebbero lasciare il Paese e farci perdere un’occasione industriale unica».

Ma l’Italia è consapevole di tutto questo?
«Sì, l’Italia crede nell’eolico offshore. Questo posso assicurarlo. Sono convinto che già quest’anno riusciremo a mettere le basi per costruire insieme questo percorso concreto. Abbiamo già investito 300 milioni di euro nella progettazione di 26 impianti per circa 18 gigawatt che possono andare a pieno regime nel 2050».

In che tempi le Fer potranno affiancare l’Oil & gas in maniera efficiente e completare così il mix energetico?
«Nel percorso di decarbonizzazione del Paese, l’eolico offshore è per potenza lo scenario più concreto. È innovativo e di grande produttività. Il nostro obiettivo non è soltanto costruire quei 6-7 impianti Da 3,8 GW/h che Fer2 mette a disposizione. Sarebbe inutile pensare a una filiera di cantieri, metallurgia e di logistica per un output così ridotto. La visione è un’Italia che punti ad almeno 15-20 GW/h al 2050, in linea con il fabbisogno nazionale previsto per quella data. Sono grandi numeri che consentiranno al mix delle rinnovabili di raggiungere quella produttività che io immagino al 90%, con il restante 10% generato dal gas».

Numeri in pari con l’Europa?
«È il filone disegnato da sette Paesi del nord Europa, oltre alla Nato, che una settimana fa hanno stretto un’alleanza, partendo da una base solida di 30 anni di esperienza e con un potenziale di 300 GW/h al 2050».

L’Italia è un potenziale hub europeo nel Mediterraneo di energia da fonte eolico offshore. Tuttavia, fenomeni eccezionali come il tifone “Harry” non sono una variabile di rischio che potrebbe compromettere questa ambizione?
«Serve un approfondimento ingegneristico per fare in modo che questi grandi impianti di fronte all’eccezionalità di questi cicloni possano resistere. Ovviamente con un ciclone in arrivo le pale restano ferme. È un problema di galleggianti e tiranti, che devono resistere alla potenza straordinaria delle mareggiate. È una sfida di ricerca e tecnologia che si continua a fare in tutto il mondo. C’è poi da fare attenzione agli stoccaggi dell’energia accumulata nei giorni precedenti ai casi climatici eccezionali. La continuità di megawatt dovrà essere garantita anche grazie agli impianti di storage, i cosiddetti Bess, per dare continuità alla rete in casi climatici particolarmente avversi».

Concludiamo tornando all’apertura del ministro. Siete ottimisti?
«Decisamente, ma chiediamo al governo di accelerare i tempi. Perché abbiamo necessità di svincolare quei 15 miliardi di investimenti privati che possono diventare il grande laboratorio italiano sull’eolico offshore. I maligni temono che, con questa dichiarazione, Pichetto voglia rimandare il discorso a Bruxelles, modificare il Fer 2 e quindi perdere tempo. Io non sono tra questi. E ci tengo a pensare che il futuro non mi smentirà».

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Antonio Picasso, giornalista e consulente di comunicazione. Ha iniziato a scrivere di economia, per poi passare ai reportage di guerra in Medio Oriente e Asia centrale. È passato poi alla comunicazione d’impresa e istituzionale. Ora, è tornato al giornalismo. Scrive per il Riformista ed è autore del podcast “Eurovision”. Ha scritto “Il Medio Oriente cristiano” (Cooper, 2010), “Il grande banchetto” (Paesi edizioni, 2023), “La diplomazia della rissa” (Franco Angeli, 2025).