Lo sciopero generale proclamato per venerdì 12 dicembre sarebbe il ventiduesimo dell’anno, secondo la contabilizzazione prodotta dalla Lega. La polemica sul venerdì ha trascurato un dettaglio del calendario che non è banale. In quella stessa settimana, lunedì (8 dicembre) è festa. Quindi con tre giorni (di ferie, permessi, malattia…) ci si può organizzare una decina di giorni di vacanze pre-natalizie (da venerdì 5 dicembre a lunedì 15). Ma, se possibile, non è il fatto più clamoroso. Fin qui siamo nella sfera delle sgrammaticature istituzionali, al peggio nella sfacciataggine consolidata.

La politica cede il posto ai sindacati

La questione più seria pare il nuovo arretramento della politica, rispetto a soggetti che godono di uno status non elettivo e privo di bilanciamenti costituzionali. È successo (e succede ormai stabilmente) con la magistratura, che da supplente di una “politica malata” (dai tempi di Mani pulite in poi) è diventata titolare di cattedra nell’indirizzo di buona parte dell’agenda dei partiti di centrosinistra. Succede con le organizzazioni sindacali, in particolare la Cgil, che dopo decenni di accuse di essere la “cinghia di trasmissione” del Pci-Pd nei luoghi di lavoro (e nelle piazze), si è fatta motore di proteste e di proposte politiche (come quella recentissima sull’ennesima patrimoniale).

Le ambizioni di Landini

Maurizio Landini non nasconde ormai la sua ambizione nel giocare un ruolo centrale nella politica del “campo largo” (o di un nuovo campo ancora da perimetrare). Ha organizzato scioperi generali per Gaza, contro il riarmo, dimenticando forse di rappresentare una organizzazione deputata a difendere i diritti dei lavoratori, innanzitutto nella negoziazione contrattuale. È vero che, forse, i lavoratori si sono allontanati da lui (e dai sindacati), ma questo non giustificherebbe lo stravolgimento “istituzionale” di una organizzazione che deve decidere se essere “solo” una libera associazione o una componente stabile dell’establishment nazionale.

Patronati e Caf, il monopolio gestito dai sindacati italiani

Se è legittima l’evoluzione “politica” di Landini, è meno comprensibile la cedevolezza della politica nei confronti di un soggetto contro il quale si paga una incomprensibile asimmetria, ad esempio sul fronte del finanziamento e delle risorse economiche disponibili. Mentre i partiti sono sottoposti da anni a un controllo rigoroso sulla documentazione delle spese, per ogni attività svolta, e sui finanziamenti ricevuti per le loro iniziative, dobbiamo dire che l’opacità dei conti delle organizzazioni sindacali è tollerata con un lassismo che resta incomprensibile. Non si tratta di pregiudizi, ma di consapevolezza. Nel 2012 Giuliano Amato dovette rinunciare a completare l’incarico affidatogli dal governo Monti per “fornire analisi e orientamenti sulla disciplina dei partiti, sul loro finanziamento e sulle forme esistenti di finanziamento pubblico, in via diretta o indiretta, ai sindacati”. L’indagine di Amato si arenò, di fatto, sui patronati e sui Caf.

Il bosco fitto di fornitori di servizi

Gli intermediari istituzionali che facilitano il rapporto tra cittadini e Pubblica amministrazione non sono un’esclusiva delle organizzazioni sindacali. Ma Cgil, Cisl e Uil rappresentano la gran parte di questo bosco fitto, di fornitori di servizi senza gara e senza rendicontazione. Lo Stato eroga circa un miliardo all’anno per l’intermediazione di Caf e patronati. E lo fa “sulla fiducia”, visto che almeno dal 2013 non ci sono relazioni ispettive che certificano le attività svolte. Attività affidate senza gara. Possibile che siano solo i balneari a doversi sottoporre – obtorto collo – alle norme europee che impongono la partecipazione a gare per affidare servizi di pubblico interesse?

I servizi del sindacato

Il sindacato – secondo la Costituzione – può stipulare contratti collettivi, ma non è detto che debba gestire (direttamente o indirettamente) i servizi dello Stato: oltre all’intermediazione con le Pubbliche amministrazioni, bisogna ricordare il sostanziale monopolio di ogni attività di formazione e di aggiornamento professionale per i lavoratori. Monopolisti senza gara e senza controlli. Monopolisti emanazione delle associazioni private di corpi intermedi a cui lo Stato affida – scambiando consenso – l’esclusiva della relazione istituzionale con i cittadini. E con le risorse che riesce ad accumulare (stendiamo un velo pietoso sul tesseramento “inconsapevole” di molti lavoratori e di moltissimi pensionati) può finanziare una attività politica – con manifestazioni onerose – invece dei partiti, sempre più poveri e sempre meno capaci di riempire le piazze (e le urne).