L'occasione
Scuola, tetto massimo a 20 studenti per aula: la proposta di legge popolare contro le classi pollaio
Ridurre il numero massimo di alunni per classe a 20 (18 in presenza di uno studente con disabilità, 15 se sono più di uno) è il cuore della proposta di legge popolare “Non più di 20 per classe”. Un intervento che punta non solo a migliorare la qualità della didattica, ma anche a restituire dignità al lavoro degli insegnanti e a garantire una vera inclusione. Il testo prevede inoltre un limite minimo di 14 studenti per evitare la chiusura dei piccoli plessi, un dirigente scolastico ogni 400 alunni (200 nelle aree interne) e il rafforzamento del personale ATA. I promotori stimano un costo complessivo di circa un miliardo di euro nel triennio 2026-2028, finanziabile – almeno in parte – con una revisione dei contributi alle scuole private non inclusive.
Una risposta al problema delle “classi pollaio”
Le cosiddette classi pollaio, con oltre 30 studenti per aula, sono da anni la piaga più evidente del sistema scolastico italiano. In un contesto così affollato, parlare di didattica personalizzata o di attenzione ai bisogni individuali è un esercizio retorico. Eppure, mentre ogni anno si perdono circa 100mila studenti per effetto della denatalità, il numero di classi resta invariato: un paradosso che penalizza tutti, docenti e alunni. La proposta vuole ribaltare questa logica: meno studenti non deve significare meno insegnanti, ma più qualità dell’insegnamento.
Le origini del problema
L’attuale assetto deriva dalle politiche di contenimento della spesa introdotte nel 2008 dal governo Berlusconi. Con il decreto-legge 112/2008 e il DPR 81/2009, si innalzò il rapporto alunni/docente e si tagliarono oltre 130mila posti tra insegnanti e personale ATA. Fu l’inizio di una lunga stagione di tagli che ha sacrificato l’efficacia educativa sull’altare dell’austerità. Oggi, 15 anni dopo, le conseguenze sono ancora visibili: tempo scuola ridotto, laboratori chiusi, classi con più studenti con disabilità di quanti il sistema possa realmente sostenere.
Inclusione negata e ricorsi in tribunale
Le aule sovraffollate violano di fatto il diritto all’inclusione. Alcune scuole arrivano persino a rifiutare iscrizioni di studenti con disabilità, appellandosi a limiti numerici interni. Ma il Tribunale di Termini Imerese, nel 2024, ha stabilito che tale prassi è illegittima: nessun istituto può escludere un ragazzo in base a criteri non previsti dalla legge. L’inclusione non è un costo da contenere, ma un principio costituzionale da garantire.
Un’occasione per cambiare rotta
La proposta “Non più di 20 per classe” è un banco di prova per la politica. In un Paese che investe solo il 4,1% del Pil in istruzione (contro il 4,7% della media europea), scegliere di ridurre il numero di studenti per aula significa scommettere sul futuro. Più attenzione, più benessere, più equità territoriale: ecco il senso profondo di questa riforma. La denatalità può diventare l’occasione per costruire una scuola più piccola ma più grande nei risultati, capace di formare cittadini consapevoli, non numeri in un registro.
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