È un fatto che la contesa referendaria sulla separazione delle carriere tra Pubblici ministeri e magistratura giudicante e sulla modifica delle norme per la composizione del Csm si è trasformata in un vivace confronto, in un vero e proprio laboratorio politico, con nuove inedite aggregazioni sino a poco tempo fa del tutto impensabili. Ma i temi sul tappeto aprono lo spazio a considerazioni su ulteriori aspetti del nostro “sistema” tanto inquietanti quanto assolutamente peculiari rispetto ad altre democrazie europee. Diciamo subito che la competizione riguarda due distinti aspetti e qui cerchiamo, per quanto possibile, di precisare, semplificare e rendere comprensibile anche ai non addetti ai lavori la rilevanza della posta in gioco.

Separazione delle carriere e sorteggio del Csm, perché l’Anm si sta scatenando per il No

Il fronte del No dice il vero allorché afferma che la separazione delle carriere di fatto esiste già perché i passaggi dall’una all’altra funzione sono rarissimi, e dice il vero anche allorché afferma che con la vittoria del Sì alla fine si determinerebbe un ulteriore rafforzamento dei Pm, accrescendo ulteriormente il divario e lo squilibrio che si è creato fra i poteri dello stato con l’entrata in vigore del codice di procedura penale del 1989, le sue modifiche successive e, soprattutto, l’eliminazione dell’immunità parlamentare. Tutti aspetti in ampia parte prevedibili che, sommati fra loro, hanno portato alla palese sottoposizione del potere politico a quello giudiziario, che solo i recenti scandali hanno in qualche misura attenuato. Del resto, è un fatto che negli ultimi anni la maggior parte delle crisi politiche e della caduta dei governi è quasi sempre stata originata da iniziative giudiziarie assai spesso finite nel nulla, insomma, e da tempo da noi la magistratura fa politica. Ma se si tratta di una riforma inutile e di fatto irrilevante, perché da parte dell’Anm e di taluni ampi settori della politica ci si oppone con tanta determinazione e approssimazione? Un primo motivo va ricercato nel fatto che la magistratura, come anche il potere amministrativo, vale a dire il cosiddetto Stato profondo, che assai spesso si confonde con le procure e in misura minore con la magistratura giudicante, non accettano minimamente, anche solo per principio, alcuna intromissione, come appunto i referendum, in quello che nei fatti ritengono essere di loro dominio assoluto.

I santi non vestono sempre la toga

Il problema non è il Sì o il No, ma il fatto stesso che il cittadino con il suo voto metta il naso in quella che costoro ritengono essere un loro affare del tutto privato. Ora, è vero che il nostro ceto politico non è composto tutto da santi, ma i santi, per chi ha la fortuna di crederci, comunque stanno in paradiso e non su questa terra e, comunque, non vestono sempre la toga. E così, quando il “sistema” va in fibrillazione, qualcosa riesce ad emergere. Detto ciò, al di là dei fatti emozionali, la vera rilevantissima posta in gioco è sul sorteggio dei membri togati del Csm, perché questa riforma, se approvata, farebbe venir meno il dominio delle correnti che, in un modo o nell’altro, consentono il controllo della magistratura e quindi della giustizia da parte di ben precisi settori della politica che, non a caso, sia pur con lievi quanto significative sbavature, sono per il No.

L’idoneità psicoattitudinale

Bisogna anche dire che non tutti i magistrati sono nel “sistema”, perché o studi e lavori o fai politica e questo stato di cose, a prescindere dal monolitismo di facciata, assolutamente non piace ad ampia parte dei magistrati estranei al “sistema”, che opprime anche loro e che per questo nel segreto dell’urna certamente voteranno Sì. Il fronte del No si oppone alla nomina dei membri del Csm per estrazione a sorte che, si badi bene, non è aperta ai passanti ma solo e soltanto ai magistrati in servizio, obiettando che in questo modo non si avrebbero garanzie sufficienti sulla loro idoneità al ruolo che, peraltro, prevede compiti di natura prevalentemente amministrativa. Ma queste obiezioni aprono il campo ad altre considerazioni delicatissime. Il magistrato ordinario nel nostro sistema, a differenza di quanto avviene ad esempio in Olanda, senza alcuna previa verifica della sua idoneità psicoattitudinale – vale a dire, per essere chiari, sulla sua sanità mentale – può decidere e decide della libertà e della vita di persone e aziende, ma per il fronte del No la partecipazione al Csm non può essere scelta per sorteggio. Per far parte del Csm occorre necessariamente la benedizione delle correnti.

Ora io mi domando: per quale ragione il magistrato Tizio può decidere e decide della vita di tutti ma non può decidere se Caio può essere promosso a una funzione o a un’altra o ricevere la sede di lavoro sotto casa oppure no? Per il momento non voglio addentrarmi, come pure potrei, su diverse vicende in cui qualche soggetto troppo “eccentrico” si è tutto ad un tratto “dimissionato”, ma questi fatti accadono e non sono affatto rarissimi. Insomma, come si vede da questi brevi cenni, spinte e interessi coinvolti sono tantissimi e delicatissimi, ma è anche vero che non esistono medicine senza controindicazioni. È evidente che in queste condizioni bisogna comunque votare Sì, e questo soprattutto per il sorteggio per la scelta dei membri togati del Csm.