Tra le due sponde dell’Atlantico, la distanza non è mai stata così ampia e profonda. Nella sua ultima intervista al Telegraph, Donald Trump ha affermato di considerare “seriamente” il ritiro degli Stati Uniti dalla Nato. L’Alleanza atlantica, da tempo nel mirino del tycoon, è stata accusata di essersi rivelata una “tigre di carta”, che non ha sostenuto Washington nella sua guerra all’Iran e per la libera circolazione nello Stretto di Hormuz. Nel suo “j’accuse” ai partner europei, il presidente Usa ha anche inserito l’Ucraina: “Non era un nostro problema. Era una prova, e noi eravamo lì per loro, e lo saremmo sempre stati”. E in mattinata aveva preannunciato ai giornalisti che avrebbe espresso pubblicamente il suo “disgusto” nei confronti della Nato durante il suo discorso tenuto ieri sera alla nazione. “Non abbiamo mai chiesto loro molto… è una strada a senso unico” ha commentato The Donald.

Il gelo Usa-Europa

Il gelo tra Stati Uniti ed Europa è ormai evidente. Anche il segretario di Stato, Marco Rubio, che pure era apparso più in linea con il Vecchio Continente nell’ultima Conferenza sulla sicurezza di Monaco, ha parlato a Fox News in toni molto aspri. Una volta terminata la guerra all’Iran, ha detto Rubio, gli Usa dovranno “riesaminare” la loro relazione con i partner, accusati di non avere fornito le basi o lo spazio aerei ai voli diretti in Iran. “Dovremo riesaminare l’interesse che presenta la Nato per il nostro Paese”, ha ammesso il capo della diplomazia americana. E l’impressione è che questo conflitto in Medio Oriente e le reazioni degli alleati europei abbiano riaperto una ferita recentemente ricomposta (con molta fatica) dopo l’escalation sulla Groenlandia e sulle spese per la difesa degli Stati membri. Dall’Europa, i vari governi hanno provato a spegnere l’incendio. Il primo ministro britannico Keir Starmer ha ribadito l’importanza dell’alleanza. Il ministro della Difesa polacco, Wladyslaw Kosiniak-Kamysz, ha ricordato che “non c’è Nato senza gli Stati Uniti e non c’è neanche un’America forte senza alleati”.

Perché l’uscita dalla Nato è inverosimile

Parigi ha sottolineato come il sistema dell’Alleanza atlantica non riguarda iniziative come quella immaginata dal tycoon per Hormuz. Da Bruxelles, la Commissione europea ha evidenziato come sia “cruciale” il rapporto con Washington. Il portavoce del governo tedesco, Stefan Kornelius, si è limitato a commentare che non è la prima volta che Trump fa questo tipo di affermazioni, alludendo quindi a un fenomeno ricorrente senza gravi conseguenze.

Tuttavia, il fatto che non sia il primo avvertimento che arriva dalla Casa Bianca rischia di confermare la precarietà del sistema occidentale. Difficile poi dire se questo scenario di ritiro possa realizzarsi. Se è vero che le pressioni europee sono contrarie al ritiro Usa, soprattutto in assenza di una difesa comune europea e di un ombrello nucleare continentale, anche in America in molti sono contrari al distacco dall’Europa, sia al Pentagono sia al Congresso (e soprattutto in modo trasversale). All’interno del mondo Maga c’è chi spinge già dal primo mandato di Trump per una fuoriuscita dall’Alleanza. Ma gli strateghi statunitensi sanno che uno sfaldamento della Nato sarebbe il preludio a un allargamento delle altre superpotenze (Cina e Russia) o alla fine di un sistema che tutela anche gli Usa, sia a livello militare che politico ed economico.

L’iter per uscire dalla Nato 

La preoccupazione, sia in casa democratica che repubblicana, ha portato a una serie di paletti che rendono estremamente difficile a Trump un’accelerazione su questo fronte. E la strada per un ipotetico ritiro sarebbe molto complessa per The Donald. Nel 2023, Capitol Hill ha approvato una legge che proibisce al capo della Casa Bianca di “sospendere, terminare, denunciare o ritirare gli Stati Uniti dal Trattato del Nord Atlantico” senza che vi sia un passaggio formale al Senato (con una maggioranza dei due terzi) e al Congresso (dove viene richiesta una nuova legge ad hoc). Inoltre, in base al trattato, la procedura richiederebbe almeno un anno dalla notifica alla Nato della volontà di ritirarsi.