Vicenza, un territorio dove l’impresa non è solo economia ma cultura diffusa e identità collettiva. Confindustria Vicenza, con 1.600 imprese associate e oltre 92.000 addetti diretti, è una delle prime tre territoriali d’Italia per peso economico e capacità di rappresentanza. Il voto regionale ha confermato la fedeltà del territorio al centrodestra: Stefani ha sfiorato il 68% in provincia, uno dei risultati più alti dell’intera regione veneta. Ma la vera notizia politica di questa tornata elettorale è l’esclusione dal Consiglio regionale di Roberto Ciambetti, presidente uscente dell’assemblea di Palazzo Ferro Fini e storico esponente della Lega vicentina. Ciambetti è stato superato nella corsa alle preferenze anche da candidati più giovani e radicati nei comuni. Un ricambio generazionale significativo.

L’economia vicentina attraversa una fase di transizione. L’ultima indagine congiunturale trimestrale di Confindustria Vicenza segnala una produzione manifatturiera in calo dello 0,63% nel terzo trimestre 2025, un dato ancora negativo ma in netto miglioramento rispetto al pesante -4% registrato nello stesso periodo dell’anno precedente. L’export verso i Paesi extra-UE continua a tenere e mostra segni di vitalità, compensando parzialmente la persistente e preoccupante debolezza del mercato europeo, con Germania e Francia in testa tra i partner commerciali in difficoltà.

La presidente Barbara Beltrame Giacomello non nasconde le difficoltà strutturali che il territorio sta affrontando: da trenta mesi consecutivi la produzione industriale provinciale è in contrazione costante, un dato che preoccupa l’intero sistema economico locale. Ma il territorio risponde con determinazione e spirito imprenditoriale, investendo massicciamente in innovazione tecnologica e diversificazione dei mercati di sbocco verso aree geografiche in crescita. L’accordo recentemente siglato tra Confindustria nazionale e Intesa Sanpaolo mette a disposizione 20 miliardi complessivi per le imprese venete, risorse cruciali per affrontare la doppia transizione digitale e ambientale che attende il manifatturiero.

Il nodo politico è la politica industriale nazionale, percepita come insufficiente e inadeguata dalle imprese del territorio vicentino. Il distretto chiede con forza strumenti più incisivi e strutturali per sostenere la competitività manifatturiera nel lungo periodo, consapevole che senza un’industria forte e innovativa non può esserci sviluppo sostenibile per l’intero Paese. La nuova legislatura regionale dovrà necessariamente fare i conti con questa domanda pressante che arriva dal cuore produttivo del Nordest.