Ambrogio
A Milano cittadini abbandonati: presidi fissi da ripristinare. E il disagio giovanile non è soltanto un problema di immigrati
A Milano cittadini abbondati. Presidi fissi da ripristinare, e il disagio giovanile non è soltanto un problema di immigrati
Il programma di Vannacci sulla sicurezza tira un pugno allo stomaco ed è fortemente populista, ma non mi sorprende: è coerente con una certa destra che tende a rispondere a problemi complessi soprattutto con la repressione. Il problema della sicurezza, però, esiste e sarebbe sbagliato negarlo. Io Milano la giro molto e in diverse zone i cittadini avvertono una sensazione di abbandono.
Questo significa che le istituzioni devono tornare a presidiare il territorio con maggiore efficacia e, dove serve, anche con più coraggio. Ad esempio i presidi fissi delle forze dell’ordine nelle zone sensibili sono un deterrente e vanno ripensati e, in alcuni casi, ripristinati in quanto sono stati smantellati durante la giunta Pisapia e invece funzionavano molto bene.
Ma la repressione da sola non basta. Dobbiamo avere il coraggio di chiederci perché siamo arrivati fin qui. Penso innanzitutto all’integrazione. Se una parte significativa dei ragazzi presenti nel circuito penale minorile è straniera o di origine straniera, dobbiamo domandarci anche dove abbiano fallito le nostre politiche di integrazione.
Solo un esempio: se nelle case popolari si sono creati quartieri a forte concentrazione etnica, dobbiamo ripensarne i criteri di assegnazione nella direzione di un maggiore mix sociale. E nella precisione si potrebbe eliminare il criterio del maggior punteggio per avvicinamento familiare, una delle cause che ha creato negli anni veri ghetti. E l’integrazione non può essere affidata solo allo Stato: il terzo settore, l’associazionismo e le realtà del territorio devono essere protagonisti della costruzione della comunità.

Anche l’urbanistica è sicurezza: non bastano illuminazione e riqualificazione degli spazi se poi la notte alcune zone diventano terra di nessuno come le piazze tattiche ma anche alcune aree di aggregazione giovanile come quelle della movida. Servono progettazione urbana e presidio insieme. E dobbiamo ripensare anche il modello di Milano. Una città di grandi eventi, turismo, studenti e city users è una ricchezza, ma se diventa troppo cara rischia di espellere le famiglie. Una città sicura è anche una città abitata, dove esiste una comunità di residenti. I residenti stabili sono un presidio fondamentale.
Infine, il disagio giovanile non è soltanto un problema di immigrati. È anche un problema dei nostri ragazzi e delle nostre famiglie. La famiglia deve tornare a essere un primo presidio educativo, deve tornare di moda, senza pretendere che lo Stato possa sostituirne il ruolo. Conosco famiglie che, dopo aver subito un grave episodio di violenza all’Arco della Pace, hanno trasformato il dolore in impegno, andando nelle scuole a raccontare ai ragazzi e alle famiglie le conseguenze della violenza. È questa la sicurezza in cui credo: Stato e sussidiarietà, repressione quando serve ma soprattutto prevenzione, integrazione, educazione e forte comunità. Perché una città sicura non è una città semplicemente sorvegliata: è una città nella quale le istituzioni e i cittadini tornano a sentirsi reciprocamente responsabili buttandosi alle spalle “l’indifferenza “ oggi la piaga più profonda della nostra società.
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