Milano
Milano e il dibattito amministrativo schiacciato sulla cronaca
Una forma di onestà intellettuale oggi suona quasi rivoluzionaria: ammettere che le questioni importanti sono difficili. Che non si risolvono con uno slogan, una promessa, una norma. La complessità non è un alibi per non decidere, è la condizione di chi vuole decidere bene. Eppure il discorso pubblico tende a rimuoverla, a sostituirla con formule semplificatorie che generano consenso immediato e disorientamento successivo.
Da questa rimozione nasce gran parte della debolezza odierna della politica, ed è una debolezza che Milano non può permettersi.
La città corre verso l’economia dell’IA, elabora piani di rigenerazione urbana, organizza Olimpiadi, dialoga con un territorio perfino extraprovinciale che ne condivide lavoro, sanità, mobilità, infrastrutture. Il dibattito amministrativo, però, resta spesso schiacciato sulla cronaca, prigioniero di binari semplici per questioni che semplici non sono. Sicurezza, casa, governance metropolitana, transizione ecologica: tutti temi che esigono visioni stratificate, capaci di tenere insieme tempi lunghi e urgenze brevi.
Fiorenzo Galli, intervistato in queste pagine, lo dice con la nettezza di chi guida un’istituzione culturale di rango europeo: educare alla complessità è l’unica strada possibile. Vale per i cittadini, vale per la classe dirigente. E vale soprattutto per una città che ha l’ambizione di essere davvero metropolitana, perché pensare metropolitano è di per sé pensare complesso. La saggezza, ricorda Galli citando il mito dei Sette Savi, non può essere individuale. Deve essere collettiva. La politica milanese se ne ricordi.
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