Spritz
Le ville venete, un’infrastruttura di redistribuzione dei flussi capace di sottrarre pressione ai centri storici saturi
Quattromiladuecentoquarantatré ville censite fra Veneto e Friuli Venezia Giulia, edificate fra il Quattrocento e il Settecento. 360 milioni di euro di fatturato, 210 milioni di valore aggiunto diretto, 630 milioni di valore complessivo considerando l’indotto. Quattordicimila occupati che raddoppiano a quasi trentamila contando le professionalità collegate: restauratori, artigiani, manutentori, gestori del patrimonio. È la prima quantificazione sistematica dell’impatto economico delle ville venete, contenuta nello studio “Ville Venete Re-Birth”, realizzato da The European House-Ambrosetti per l’Associazione presieduta da Isabella Collalto.
Lo studio scompone il fatturato per attività: il 35 per cento viene da iniziative agricole e agrindustriali, il 25 per cento dall’organizzazione di eventi, il 21 per cento dalla ricettività turistica. Le cantine legate alle ville esportano in media il 60 per cento della produzione, contro una media nazionale del 45. Oltre la metà delle dimore si trova in comuni sotto i ventimila abitanti, lontano dalle aree di concentrazione turistica.
È qui che il dato locale incrocia un problema nazionale. Il 75 per cento degli arrivi turistici italiani insiste su appena il 13 per cento della popolazione, e l’8 per cento si concentra nella sola provincia di Venezia. Il sistema delle ville venete, sostiene la ricerca, può costituire un’infrastruttura di redistribuzione dei flussi, capace di sottrarre pressione ai centri storici saturi. Non in alternativa alla città-museo, ma come suo necessario contraltare. Resta il problema dei costi.
Ciascun proprietario ha sostenuto nel 2025 una spesa media di 110mila euro per la manutenzione ordinaria, con 143mila euro di interventi straordinari nell’ultimo decennio. Cifre che, senza un riconoscimento fiscale e normativo all’altezza della funzione svolta da queste dimore, rischiano di definire il profilo di un modello ancora in cerca del giusto riconoscimento.
© Riproduzione riservata






